Fava: dimezzare lo stipendio dei parlamentari senza toccare i dipendenti

Fava: dimezzare lo stipendio dei parlamentari senza toccare i dipendenti
5 settembre 2012

«Uno stipendio onesto per un deputato siciliano potrebbe essere il 50 per cento di quello che prende attualmente». Questa l’opinione di Claudio Fava, il candidato alla regione Sicilia appoggiato da Sel e Idv intervistato a 24Mattino su Radio 24. «Basterebbe – ha affermato – adeguare gli stipendi, che attualmente sono legati a quelli dei senatori della Repubblica, a quello degli altri consigli regionali».

Fava propone di riformare l’autonomia regionale fino a farla diventare uno strumento virtuoso, «la Sicilia – ha spiegato – potrebbe diventare un territorio pilota, se decidesse per esempio di mettere all’interno dei propri organismi istituzionali una soglia massima di tre legislature per i parlamentari. Non è una soglia populistico-demagogica ma una soglia anche esistenziale. Dopo 15 anni di servizio nelle istituzioni c’è necessità di proporre un ricambio generazionale». Per il candidato andrebbero anche diminuiti i deputati regionali: «Potrebbero essere 60 o 70 e non 90», ha precisato, ma non pensa a tagliare i dipendenti regionali: «In questo sono d’accordo con Lombardo che diceva di non volerli mettere per strada. Il problema non è licenziare ma ristrutturare la funzione del lavoro regionale in modo diverso per evitare spese inutili».

 

Dal sito liberasicilia2012.it

 

Senz’altro è ben necessario togliere quel potere economico che i parlamentari hanno diminuendone il numero e lo stipendio per evitare sprechi inutili di denaro.

Alcune considerazioni personali riguardo l’affermazione di Fava di non voler tagliare e licenziare i dipendenti regionali. E’ chiaro a tutti che l’amministrazione pubblica, in maniera particolare la regioni del Sud e della Sicilia, sia terreno di parassitismo pubblico, in quanto le assunzioni per via clientelare non corrispondono ad un effetto bisogno di forza lavoro.

Dobbiamo continuare ad utilizzare, anche in questi tempi bui, il pubblico, e soprattutto quello improduttivo e parassitario, come ammortizzatore sociale?

Quello di Lombardo prima e di Fava ora è un inno allo spreco. Ci sono in Italia circa 2,5 milioni di dipendenti pubblici “inutili”, nel senso che, paragonandoli ai paesi virtuosi dell’europa, sono improduttivi ed un costo economico che danneggia il paese intero (un costo sicuramente molto più pesante del “danno” dell’evasione fiscale).

Non ritiene Fava , con quel poco di federalismo fiscale che ci troviamo, di poter effettuare scelte volte alla diminuzione della pressione fiscale che possano attirare anche investimenti esteri? Non è questa un’arma forte contro il fenomeno mafioso?

Dobbiamo continuare a garantire privilegi lavorativi acquisiti indebitamente e che stanno portando il sistema a collassare, sull’esempio Greco? Dobbiamo continuare con il sistema delle pensioni pubbliche a 45-50 anni e tutti i vari benefitz di quella che oggi può essere definita, in questi tempi di crisi, come una vera e propria casta?

Non potrebbe essere un’idea quella di favorire attraverso forti agevolazioni fiscali l’inserimento dei dipendenti licenziati (l’enorme surplus) in aziende  che rappresentino un beneficio produttivo per la regione e la nazione?

Le domande sono aperte a chiunque voglia rispondere e sono state inviate anche all’amministrazione del sito www.liberasicilia2012.it.

Considerazioni personali a cura di Stephen D’Avola

 

Cefalù Web

 



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