Le ali per la Sicilia: Corruzione Corrotta

Le ali per la Sicilia: Corruzione Corrotta
12 settembre 2012

 

Stiamo riuscendo, se possibile, a corrompere la corruzione. Proclamiamo la guerra che dovrebbe debellarla, ma mettiamo le truppe nel campo sbagliato. Lasciate perdere il Pdl, che oramai in stato confusionale riesce a farsi assegnare il ruolo di chi si batte contro la legge che dovrà sconfiggere la corruzione. Facciamo finta di occuparci di cose vere e concrete, talché si metta in evidenza come certe cifre sono del tutto a capocchia.

Quando il ministro della giustizia, Paola Severino, ricorda che la corruzione ammonta al 2 o 4% del prodotto interno lordo, ovviamente guastandolo, fa riferimento, che lo sappia o meno, ai parametri elaborati da Kaufmann, Kraay e Mastruzzi, nel 2004, per la Banca Mondiale. Fin qui rimasti privi di quale che sia dimostrazione. Nel caso italiano, ad esempio, se scegliamo il dato intermedio, il 3%, ciò vorrebbe dire che la corruzione ammonta a circa 60 miliardi di euro (mille euro a testa, neonati compresi). Ebbene, sapete a quanto ammonta la corruzione effettivamente contestata dalla Corte dei conti, ogni anno? A 50-70 milioni di euro. Si può sostenere, e io lo sostengo, che la Corte non funziona. Vado oltre: è uno degli ingranaggi che la corruzione la genera, anziché debellarla. Ma ciò non toglie due cose: a. la distanza è piuttosto grossa; b. il compito del governo sarebbe quello di farla funzionare, non di denunciare una così abissale differenza fra la corruzione supposta esistente e quella che incontra un giudice contabile.

Ed ecco un’altra cifra: nel 2011 il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha sostenuto che la corruzione mondiale ammonta a 1000 miliardi di dollari. Lasciamo perdere che si tratta di un’altra cifra basata più sulla fede che sulla contabilità, nel caso fossero vere le due quantificazioni risulterebbe, effettuando il cambio fra dollaro ed euro, che la corruzione italiana copre l’8% della corruzione mondiale. Neanche un drogato di manipulistismo, un manettaro in piena estasi mistica riuscirebbe a sostenerlo senza scoppiare a ridere.
Posto che queste sono le basi numeriche, passiamo ad alcuni aspetti del disegno di legge, ora all’esame del Senato. Se lo approvano così com’è diventeremmo l’unico Paese democratico in cui è proibito rappresentare gli interessi. Per la seguente ragione: è giusto punire il commercio d’influenza, inteso come abuso della sana e regolare attività lobbistica, ma se prima non la regoli diventa tutto abusivo, con conseguenze ridicole. Da noi, ad esempio, sarebbero tratti in arresto persone come Tony Blair, Gerhard Schroder o Bill Clinton, che si troverebbero in cella con Giuseppe Mazzei (rappresentante dei lobbisti italiani), nonché con una nutrita serie di maneggioni, con cui nessuno di loro avrebbe mai e poi mai avuto a che spartire. Morale: prima regoli l’onesta attività e poi colpisci la disonesta, altrimenti non solo si fa solo confusione, ma si sconfina nell’incostituzionale, visto che non saprei cosa è lecito e cosa no.

Per far funzionare la legge è condizione preliminare e non superabile che si faccia funzionare la giustizia. Non solo perché se i tribunali vanno a vapore e la corruzione è digitale la seconda vince a tavolino, ma anche perché se si introduce il reato di corruzione privata e il giudizio arriva dopo dieci anni le aziende preferiscono evitare la denuncia e dare un calcio nel sedere al dipendente che s’è venduto.
Insomma, non è un caso che anche in Germania la Cdu si oppone a certi furori anticorruttivi figliati dall’Onu. Non perché amano la corruttela, ma perché non funzionano.

Devo scriverlo? E va bene, lo scrivo, ma ve lo dico subito, mi ripugna: la corruzione va combattuta. Mi ripugna quanto scrivere che va perseguita l’evasione fiscale. Perché è ovvio, ma in un Paese di moralisti inconcludenti devi stare attento a ragionare di cose reali, che subito di danno del complice dei malfattori. Quindi passiamo ai rimedi: 1. occorre che la giustizia funzioni, se la pena rimane una remota possibilità, o se coincide con l’accusa e non con il giudizio, noi alimentiamo il paradiso dei corrotti e l’inferno degli onesti; 2. per ottenere quel risultato, imprescindibile, non occorrono leggi nuove, o, meglio, occorrono nell’ordinamento giudiziario e nella valutazione del lavoro svolto da ciascun magistrato; 3. l’alternativa fra controlli preventivi, quindi burocrazia, quindi passaggi plurimi, quindi occasioni di corruzione per i funzionari incaricati, oppure cancellazione dei controlli per evitare tutto questo è falsa, la soluzione non è la cancellazione dei controlli, ma la loro trasparenza; 4. i controlli e i permessi inutili vanno eliminati, il coordinamento deve essere interno alla pubblica amministrazione, a tutti i livelli, non affidato al cittadino (tocca agli uffici pubblici scambiarsi i documenti, non ai cittadini nel ruolo di camminatori non retribuiti e vessati), ma questo non deve portare a cancellare il ruolo di accertamento preventivo, ove necessario; 5. occorre digitalizzazione e trasparenza: a. il cittadino chiede, senza bisogno di spostarsi e fare file; b. l’ufficio avvia la pratica in data certa; c. tutto è tracciato, sicché se i tempi si allungano qualsiasi giornalista, associazione o gruppo di cittadini può verificare la doglianza di chi sta perdendo tempo e denaro; d. se è necessario consultare più amministrazioni le pratiche si avviano contemporaneamente, in modo che ciascuna stia al tempo della più veloce; 6. i costi non sono tali, perché si tratta di risparmi. Risparmi per la pubblica amministrazione, che riqualifica il personale e lo diminuisce, potendo indirizzare gli esuberi ad altre funzioni. Risparmi per il cittadino, che cessa di fare il ciondolo fra uffici pubblici. Risparmi gestionali, perché il digitale costa infinitamente meno del cartaceo. C’è da dire che, in questo modo, uffici, ministeri, assessorati e camarille perdono parte significativa del loro potere. Per noi è un bene, nonché il modo più efficace per diminuire la corruzione e riconoscere i corrotti.
Tutto ciò ove si voglia ragionare delle cose reali. Se, invece, si preferisce fare il palio della corruzione, con ciascuna contrada che sventola inutilmente il proprio vuoto vessillo, ci si scuserà, ma preferiamo non partecipare.

Davide Giacalone



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