Ha schivato il carcere negli U.S.A, ora presiede il Parco delle Madonie

Ha schivato il carcere negli U.S.A, ora presiede il Parco delle Madonie
13 settembre 2012

Un articolo shock uscito qualche giorno fa su la “Repubblica”. Si tratta della storia di Angelo Pizzuto, il quale presiede l’ente Parco delle Madonie.

Riportiamo l’articolo integralmente.

 

I GIORNALI americani che si sono interessati a lui dal 2001 al 2005 lo descrivono come un Ricucci d’ esportazione, un immobiliarista, intraprendente e spregiudicato, punto di riferimento degli investitori italiani a Miami.
Incappato però nelle ferree regole fiscali americane che gli hanno procurato una condanna a 18 mesi di carcere. Non scontata solo grazie al pagamento della sostanziosa cifra di 807 mila dollari. Rientrato in Italia, Angelo Pizzuto ha conentrato le sue energie sulla politica, nell’ area prima del Pdl e poi di Fli. Grazie alla quale, nell’ ultimo periodo, è riuscito a mietere incarichi di peso. Oggi è il capo di gabinetto vicario dell’ assessorato regionale al Territorio. Siede di fatto al comando di una delle branche più importanti dell’ amministrazione regionale, grazie al rapporto personale che lo lega all’ assessore Alessandro Aricò del quale ha curato la campagna elettorale, dopo essere stato vicino a Salvo Fleres e a Franco Magro.

Tra gli affari immobiliari di Miami e il ruolo di vertice nella nomenclatura regionale c’ è però di mezzo anche il non trascurabile incarico di commissario straordinario, prima e presidente, poi, del Parco delle Madonie. Per Pizzuto, quella vecchia storia della condanna americana, è poco più di un trascurabile dettaglio. Tanto più che, come tiene a precisare, la sua fedina penale in Italia risulta immacolata.

«È una storia vecchia, frutto di un errore, sul quale i miei avvocati hanno lavorato parecchio. Io sono una persona perbene e onesta». Nel curriculum di Pizzuto, 44 enne, originario di Casteldaccia, laureato in Giurisprudenza e con il pallino degli affari oltreoceano grazie ad un inglese fluente, della storia della condanna non c’ è alcuna traccia, come delle cause intentategli da due committenti italiani per truffa e un’ imputazione, poi risoltasi, con il sospetto di essersi spacciato per avvocato.

Basta, di contro, incrociare due dati su Internet per rintracciare perfino il resoconto della sentenza di condanna per l’ evasione fiscale e l’ intera storia della sua parabola americana. Arrivato negli Usa a 26 anni come punto di riferimento dell’ immobiliarista riminese Belli, Pizzuto ha lavorato in edilizia, comprando e vendendo immobili, grazie ad ottime entrature della comunità degli emigrati che contano. Gli affari devono essergli andati parecchio bene se il fisco americano gli ha contestato di avere utilizzato per fini personali (le cronache del tempo parlano tra l’ altro di «noleggio di automobili, cene e acquisto di beni di consumo») due milioni di dollari destinati agli affari. Con puro pragmatismo americano, il giudice gli ha chiesto di rifondere 807 mila dollari al fisco o di scegliere la via del carcere. «Non ho scontato un solo giorno, il carcere era solo una misura per costringermi a pagare, cosa che ho fatto».

Pagando, Pizzuto ha chiuso il contenzioso senza strascichi, ma la vicenda l’ ha costretto a cambiare vita. Lasciare gli Stati uniti «per scelta personale» e mettersi alle spalle anche un’ attività para-politica: a metà degli anni Duemila Pizzuto era accreditato come il punto di riferimento dei simpatizzanti forzisti negli Stati Uniti. Con un passato da consigliere comunale di Casteldaccia e un presente da impiegato in aspettativa del gruppo di Fli all’ Ars, Pizzuto si è rilanciato alla grande fino ad arrivare al timone del gabinetto dell’ assessorato. Formalmente un vicario di un capo che non c’ è.

Per legge, infatti, il capo di gabinetto non può essere che un interno all’ amministrazione. La mancata nomina del vertice fa così del vicario il numero uno dello staff dell’ assessore. In questa veste, bypassando ogni possibile
conflitto di interessi, Pizzuto ha partecipato alla scelta di Francesco Licata di Baucina, l’ ex manager del Civico, ritrovatosi direttore del Parco delle Madonie, e poi direttore dell’ Arpa contro competitori di riconosciuta fama ma di minore o nessuna obbedienza.

Articolo di: ENRICO BELLAVIA / EMANUELE LAURIA



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