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Le Ali alla Sicilia: PDL e mafia

Le Ali alla Sicilia: PDL e mafia
18 settembre 2012

“Ciò che colpisce, nella condotta del Pdl siciliano, non è l’incoerenza, ma la deficienza. Mancano, deficitano, di senso dello Stato, del diritto e del ridicolo – lo sostiene Davide Giacalone, di LeAli alla Sicilia-. Hanno deciso, dunque, di non candidare gli inquisiti per mafia e per reati contro la pubblica amministrazione. A parte le eccezioni e le deroghe, stanno forse dicendo che si pentono e vergognano di avere Marcello Dell’Utri fra i propri parlamentari? Stanno annunciando che Silvio Berlusconi non sarà candidato alle prossime elezioni?”.

“La perdita dei diritti politici è regolata dalla legge. Scambiare l’accusa con la colpa equivale a zoticume giuridico, oltre che a morte della politica. Non solo il semplice essere inquisiti non interdice la candidatura, ma ci sono casi in cui sono orgoglioso di avere difeso inquisiti per mafia, giacché erano innocenti perseguitati”.

“Questi signori del Pdl, oramai incapaci di concepire un pensiero coerente, del resto sostenitori di ben due presidenti regionali inquisiti per mafia (uno condannato), non sanno distinguere: alla giustizia tocca individuare i colpevoli e liberare gli innocenti dal sospetto; alla politica spetta conoscere fatti e persone, allontanando non solo gli ipotetici rei, ma anche i deboli, i vili, gli imbecilli e gli incapaci. Quando una forza politica si ritrova un condannato per mafia non è che s’inchina davanti alla giustizia, rispettandola, è che dovrebbe inginocchiarsi e chiedere perdono per averlo accudito. Oppure difenderlo, se lo ritiene ingiustamente condannato. Sbrigarsela con le fratellanze personali, come Casini fa con Cuffaro, è patetico. Il giudizio politico è indipendente da quello dei tribunali, nel senso che deve essere più severo. Se non lo si capisce, se si subordina la politica alle procure, se si sbugiarda la propria stessa identità politica, pur di conquistare un titoletto qualunquista, è segno che si è in stato confusionale. Avendo candidato alla presidenza un uomo indicato da un loro alleato che li ha abbandonati– ha concluso Giacalone-  si capisce perché il Pdl è giunto a tanto”.



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