LeAli alla Sicilia: falso elettorale

LeAli alla Sicilia: falso elettorale
8 ottobre 2012

“Una settimana dopo la nostra esclusione dalle elezioni regionali dobbiamo dire alcune cose. Perché i conti non tornano e vanno regolati nella sede opportuna. In tribunale”,  lo comunica LeAli alla Sicilia., “Siamo stati esclusi per due ragioni: perché le firme erano insufficienti e perché fra i nostri candidati c’era un condannato,  per delitto doloso,  a tre anni e mezzo di reclusione. Abbiamo subito ammesso il dilettantismo,  ci rendiamo oggi conto di cosa lo sostanziava: provammo a rispettare la legge,  mentre gli altri se ne infischiano e presentano documentazione sostanzialmente falsa,  che la Corte d’Appello avalla. Di firme ne servivano 900,  noi ne abbiamo raccolte 950. Ma pasticciando sui tempi,  facendoci fregare nella verbalizzazione e allegando tardivamente i certificati. Colpa nostra. Ma non è finita”., “Il dilettantismo ci ha fatto orrore quando abbiamo letto di avere candidato un delinquente. Ovviamente non lo sapevamo. Ora,  però,  sappiamo una cosa,  gravissima: non era vero. La Corte di Appello di Palermo ha messo nero su bianco un falso. Quel falso ha giocato,  nei nostri confronti,  un ruolo intimidatorio: presentatici onesti e con le idee chiare,  portatori di proposte concrete e nuove,  siamo stati bastonati ed esclusi,  quali irregolari e disonesti. Ma non era vero. La Corte d’Appello potrà travestire il falso da errore. Ma certi errori non sono consentiti. In ogni caso chiedono ristoro,  almeno in un immediato provvedimento che restauri il nostro onore collettivo (la persona si tutelerà come crede).  Avvieremo tutte  le iniziative consentite,  in tale senso”., “Noi chiediamo,  anzi reclamiamo giustizia. E siccome la nostra corsa elettorale non era finalizzata a sistemare qualcuno,  ma a dire qualche cosa,  ora chiediamo alla giustizia di dare corso alle cose che abbiamo detto: dalla richiesta d’indagini fiscali sulle spese elettorali alla verifica della regolarità delle candidature accettate. Tutte. Se non sarà così è fin d’ora chiaro quel che accadrà: una classe dirigente ricattabile e squalificata assumerà un ruolo che non le compete,  completando il disastro per la Sicilia”.



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