LeAli alla Sicilia: politica nella spazzatura

LeAli alla Sicilia: politica nella spazzatura
17 ottobre 2012

Degli inceneritori si è parlato, in campagna elettorale, solo con riferimento a chi dovrebbe guadagnarci, ovvero a chi dovrebbe costruirli, mentre si è trascurato il tema più rilevante: a cosa servono e cosa ci guadagna la collettività”, questa la riflessione di LeAli alla Sicilia, che, come sempre, avanza proposte concrete.
“Senza un ciclo integrato, nel trattamento dei rifiuti, gli inceneritori sono soldi buttati via. Se, per giunta, li si butta verso imprese penetrate dalla mafia, peggio. Al contrario, però, la Sicilia non solo può essere regione esemplare nello smaltimento, riciclo e sfruttamento dei rifiuti, ma ne può fare occasione di notevole ricchezza. Tenuto presente che vaste zone del sud italiano esportano rifiuti verso altri Paesi europei, così esportando sia denaro che un’idea vergognosa di noi stessi”.
“La prima cosa da farsi, quindi, non è decidere se fare o meno gli inceneritori, ma un piano dei rifiuti degno di questo nome. Serve poco tempo, bastano i trenta giorni successivi all’insediamento di un governo che sia realmente tale e non un comitato d’affari o un’accozzaglia trasformista di capibastone elettorali. Il tempo necessario alla costruzione dell’inceneritore deve essere utilizzato per predisporre una seria raccolta differenziata e per realizzare impianti di riciclaggio. Nella carta, nelle plastiche, nel vetro, sono impianti che producono sviluppo e risparmio”.
“Fatto il piano regionale, si tratta di coinvolgere i privati nella gestione. Scegliendoli con gare internazionali e stipulando con loro rigorosi contratti di servizio. Va benissimo che ci guadagnino, ma solo a condizione che ci guadagni, prima, la collettività. E se vogliamo finirla con l’esportazione di ricchezza, se vogliamo attrarla dal resto d’Italia, forse è il caso d’iniziare importando gli arbitri. Facendo, quindi, una commissione aggiudicatrice che comprenda elementi totalmente indipendenti da qualsiasi cordata, forti delle buone pratiche già adottate altrove, capaci di parlare una lingua diversa da quella delle camarille. In questo modo – conclude LeAli alla Sicilia – si mette in moto un ciclo virtuoso, mille volte più rispettoso dell’ambiente di quanto non siano le discariche e le montagne di rifiuti che soffocano le città. In questo modo si diventa un modello profittevole, cancellando un’immagine pessima, ma purtroppo fondata, che il passato e il presente ci stampano addosso”.



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