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Patto elettorale tra il sindaco di Alimena e la mafia di Bagheria

Patto elettorale tra il sindaco di Alimena e la mafia di Bagheria
8 maggio 2013

Questa notte, nell’ambito di un’operazione antimafia, il comando provinciale di Palermo e del Ros, ha azzerato il mandamento mafioso bagherese.

Giuseppe Scrivano

Giuseppe Scrivano

Sono state ben 24 le persone coinvolte ed accusate, a vario titolo, di scambio elettorale politico mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, estorsioni, detenzione di armi da fuoco, rapine ed associazione mafiosa.

Secondo gli inquirenti, sarebbe emerso, dalle indagini preliminari, un patto tra la mafia di Bagheria ed il politico di Alimena Giuseppe Scrivano. Questi avrebbe contattato persone ritenute vicine alla mafia per avere dei voti. Il tutto sarebbe stato fatto in cambio di denaro.
Viene confermata così la capacità di Cosa Nostra di condizionare le dinamiche politico-elettorali locali.

Giuseppe Scrivano, a cui è stata notificata un’informazione di garanzia, è stato sindaco di Alimena.
Politicamente molto attivo negli ultimi tempi, Scrivano fu il primo dei non eletti nella lista Musumeci alle Regionali tenutesi lo scorso ottobre. L’ex sindaco di Alimena si candidò inoltre alle politiche di febbraio, con la Lega Nord (scatenando un polverone mediatico), non riuscendo però a conquistare il seggio nazionale.

L’inchiesta che ha portato a misure restrittive per 24 persone è stata denominata “Argo” ed ha rivelato l’intervento della mafia sulle istituzioni, sulla pubblica amministrazione e sull’imprenditoria. Così la criminalità organizzata traeva profitti illeciti e riciclava i profitti all’interno di attività spesso intestate a prestanome. Sequestrati immobili, tra i quali locali notturni molti frequentati a Palermo, imprese edili, supermercati, agenzie di scommesse per un valore complessivo di trenta milioni di euro.

A quanto risulta, il mandamento di Bagheria era organizzato in maniera molto tradizionale e ricalcava l’assetto verticistico della mafia più antica.
La “punciuta” e la “presentazione” dei nuovi membri ai mafiosi più anziani rimanevano due importanti rituali arcaici.

Il Clan, secondo quanto appurato dalle indagini, sarebbe stato però disposto a mutare per adeguarsi alle nuove esigenze: il pizzo, infatti, anche a causa della crisi economica, non consentiva una sufficiente fonte di guadagni, tanto che il mandamento si stava indirizzando verso altre attività criminali, quale il controllo del gioco d’azzardo.

08/05/13

 



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