Allarme siccità, Sicilia tra le prime regioni a rischio

Allarme siccità, Sicilia tra le prime regioni a rischio
13 settembre 2017

E’ la Sicilia la regione d’Italia più a rischio per la siccità, fenomeno che quest’anno ha interessato tutto il paese e che rischia di acuirsi negli anni a venire. Eppure in tutta la regione si continuano a perdere in media 100mila litri al secondo di acqua. A parlare di vero e proprio allarme è la Femca Cisl e dalla Cisl Sicilia nel corso del consiglio generale svoltosi oggi a Palermo.

Urge una sistemazione delle reti, che disperdono in gran parte durante il tragitto la risorsa idrica, ed è necessario far partire i cantieri per la depurazione delle acque reflue. La Sicilia rischia di far tornare a Bruxelles quasi per intero il miliardo e 161 milioni di euro messi a disposizione dal fondo di Sviluppo e coesione per la loro realizzazione, per cui stanno già fioccando le multe. Il 70 % dell’isola è a rischio desertificazione come ha certificato il Cnr, una situazione allarmante che col crescente aumento della temperature e con la carenza delle precipitazioni si verifica anche nelle stagioni invernale e primaverile.

“La crisi idrica già registrata quest’estate – dichiara Nora Garofalo, segretaria generale della Femca Cisl – non è stata determinata solo dalle temperature particolarmente elevate ma anche dalle reti colabrodo, a causa delle quali moltissima acqua va persa nella distribuzione. Occorre riattivare innanzitutto il piano di investimenti di circa 60 milioni di euro messo in cantiere prima dell’esito del referendum abrogativo del 2011, che impedendo la remunerazione in tariffa del capitale investito nel servizio idrico integrato, ha di fatto bloccato gli investimenti. Va rivisitata per intero l’intera gestione delle risorse idriche”.

Per il segretario generale della Femca Cisl, Franco Parisi, “il riordino del settore non è mai stato attuato. Nell’isola continuano a esserci vari soggetti gestori, con il risultato che ancora molti Comuni gestiscono in proprio il servizio idrico a discapito della razionalizzazione dei costi. L’unica soluzione è quella di superare la cavillosa legislazione regionale e creare un unico soggetto gestore per l’intero ambito territoriale”.



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