Le neoplasie mammarie nei cani

Le neoplasie mammarie nei cani
11 ottobre 2018

Purtroppo anche i nostri amici e soprattutto amiche a quattro zampe devono fronteggiare un nemico piuttosto insidioso, le neoplasie. Le neoplasie che vogliamo trattare in questo articolo sono quelle mammarie. Esistono diverse forme neoplastiche che possono interessare le mammelle dei nostri pets, passiamo dalle forme più semplici, che si localizzano e interessano una mammella sola, alle forme più complesse, che si diffondono su tutte le mammelle e creano metastasi. Così come in medicina umana, tre sono le principali metodiche oncologiche che si utilizzano: chirurgia, radioterapia e chemioterapia. Come anche in umana, in veterinaria adottiamo le terapie oncologiche in maniera specifica per ogni nostro paziente.

Quando operare? La chirurgia oncologica, ha diversi ruoli in veterinaria, può essere usata come mezzo diagnostico, per esempio una biopsia o come mezzo terapeutico, ovvero l’asportazione della neoplasia fino ad arrivare una chirurgia preventiva, quasi di profilassi, per esempio, quando si sterilizzano le cagnoline entro il primo o al massimo il secondo calore, per ridurre l’insorgenza dei tumori mammari.

Radioterapia – La radioterapia trova largo impiego sia in medicina umana che in medicina veterinaria, per quanto allo stato attuale, sono pochi i centri che applicano questa metodica, obiettivo principale è quello di “bombardare” le cellule neoplastiche e di causarne la morte sfruttando il potenziale ionizzante delle radiazioni.

Chemioterapia– La chemioterapia antitumorale, oggi è accreditata quale metodo di trattamento neoplastico anche in veterinaria. Esistono diversi farmaci chemioterapici che agiscono in maniera differente, quello che ci interessa principalmente sapere, è che, questi farmaci agiscono sui meccanismi della crescita e della divisione cellulare, portando alla morte le cellule e di conseguenza le cellule tumorali.

Dopo questo breve excursus, spigheremo concisamente quello che intendevamo per neoplasia mammaria e cercheremo di entrare nel vivo dell’argomento, infatti questi tumori sono molto frequenti sia nel cane sia nel gatto. Nel cane, sicuramente è il secondo tumore più frequente. Generalmente si sviluppa in cagne intere (non sottoposte ad ovarioisterectomia) e di età media (10 anni), al contrario non esistono predisposizioni di razza. Nella gatte, rappresenta il terzo tipo di tumore più comune, in questo caso l’età media è di circa 10-12 anni e la razza Siamese, sembra leggermente più predisposta.

Due ormoni sono principalmente chiamati in causa nello sviluppo delle neoplasie a carico dell’apparato ghiandolare mammario, gli estrogeni ed il progesterone. Infatti, sia nelle cagne sia nelle gatte, il rischio di sviluppare tumori mammari aumenta all’aumentare del numero di calori. Anche l’utilizzo di farmaci progestinici può aumentare il rischio neoplastico.

Dobbiamo classificare i tumori in due gruppi principali:benigni e maligni.

 

Benigni: Misti-Fibroadenomi-Adenomi Semplici-Mesenchimali benigni

 

Maligni: Carcinomi solidi-Adenocarcinomi Tubulari-Adenocarcinomi Papillari- Carcinomi anaplastici- Sarcomi-Tumori Misti Maligni.

 

Fatta questa spicciola classificazione ci sembra doveroso ricordare, che una buona palpazione della regione mammaria, può mettere in allerta il medico ed il proprietario. Sarebbe buona prassi, per quei soggetti non sterilizzati, un’attenta palpazione, bisogna infatti ricordare, che quanto prima si interviene, quanto prima la mediana di sopravvivenza si amplia. Le procedure che una volta identificata la neoplasia andremo ad eseguire sono standardizzate e prevedono infatti:

  • Visita clinica
  • Esami del sangue ed ematochimici, importantissimi sia per la procedura di stadiazione clinica che prima di un intervento chirurgico.
  • Diagnostica per immagini: diventa fondamentale, soprattutto perchè questo tipo di neoplasie tendono a metastatizzare in torace.
  • Biopsia: pur non essendo semplice da interpretare, l’esame citologico ci permette di effettuare una buona differenziazione tra lesioni neoplastiche e non.
  • Stadiazione: utilizziamo dei parametri noti come TNM per comprendere la complessità dalla neoplasia ed il grado di invasione.
  • Trattamento: se si opta per il trattamento chirurgico, è buona norma, che sia il chirurgo oncologo ad operare, in quanto esiste una sostanziale differenza tra i vari chirurghi e quindi con un differente approccio alla chirurgia.

 

Alla fine dell’intervento il chirurgo avrà cura di mandare il tessuto asportato presso un laboratorio di anatomia patologica.Il laboratorio ci darà tramite l’esecuzione dell’esame istologico il responso finale sulla tipologia di neoplasia. Solo dopo l’esame istologico potremmo effettuare una prognosi completa sul nostro paziente.

Da molti anni ormai, si consiglia dove possibile, di far eseguire precendentemente l’intervento di ovarioisterectomia, tutto ciò per quanto detto prima. E quasi sempre sconsigliato fare gli interventi in contemporanea, in quanto se non si hanno a disposizioni equipe chirurgiche dedicate, si rischia di contaminare i campi operatori con cellule tumorali. Ove si optasse per una chirurgia combinata, i chirurghi avranno l’accortezza di cambiare kit per la chirurgia e cambiare tutto ciò è stato contaminato dal sangue della mastectomia.

 

Michele Timpanaro, Medico Veterinario,Specialista in Patologia e Clinica degli Animali da Compagnia, Direttore Sanitario della Clinica Medvet



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