Sterilizzare il proprio cane: come, quando, perché

Sterilizzare il proprio cane: come, quando, perché
3 giugno 2014

La sterilizzazione è un intervento chirurgico fra i più praticati e i più consigliati dai veterinari. Può essere più o meno invasivo, a seconda delle scelte che si ritengono migliori per il benessere psicofisico del cane. L’opinione comune vede la sterilizzazione come un atto di crudeltà verso il proprio animale: la sola idea di sottoporre a intervento chirurgico il cane senza che sia effettivamente malato provoca orrore. Inoltre c’è la credenza che il cane, dopo l’operazione, ingrassi. Non è proprio così.

Innanzitutto possono essere sottoposti a sterilizzazione sia cani maschi che cani femmine, in entrambi i casi per motivazioni valide, ossia di carattere sanitario e/o psicologico. Per il cane maschio si può procedere con la vasectomia, che comporta la chiusura dei canali deferenti che collegano i testicoli alla prostata. Si tratta di un metodo contraccettivo che non altera la produzione di ormoni, come il testosterone, e lascia intatti gli organi riproduttivi, limitandosi a evitare che gli spermatozoi raggiungano lo sperma e rendendolo quindi fertile. Questo metodo evita gravidanze indesiderate, ma non protegge l’animale dalla possibilità di malattie legate agli organi sessuali, come i tumori testicolari, né evitiamo lo stress e la carica sessuale causati dagli ormoni. Sarebbe quindi preferibile sottoporre il cane alla castrazione.

La castrazione è la rimozione dei testicoli del maschio, che si esegue incidendo lo scroto con un bisturi dopo aver sedato con anestesia totale il cane che, al risveglio, non sentirà alcun dolore se non un lieve fastidio. È possibile anche eseguire la castrazione chimica sugli animali, in cui non si interviene con il bisturi, e che però ha un effetto limitato pari a soli sei mesi. La castrazione è oggi il rimedio più efficace per combattere il fenomeno del randagismo, purtroppo ancora molto diffuso in Italia, ed è quindi applicata in molti rifugi, ai sensi delle leggi che tutelano gli animali.

Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, castrare il proprio cane non significa privarlo del piacere sessuale. Diversamente dall’essere umano ma come altri mammiferi, il cane non sente che un breve piacere durante l’orgasmo, soffre di più lo stress causato dagli ormoni. Entrando in questa ottica si può capire perché la castrazione è sì disumana, ma nel significato primo della parola, ossia “non umana”, e non in quello negativo. È possibile che la castrazione possa portare a un miglioramento del comportamento del proprio cane, ma solo in quegli animali che per natura sono aggressivi a causa del testosterone (aggresività sessuale e territoriale). Un cane aggressivo per dominanza non sarà invece placato se non dalla disciplina. Fra l’altro un cane di natura docile non sarà più avvertito come un rivale da altri cani maschi, evitando risse e lotte.

La sterilizzazione della femmina è caldamente consigliata. Esiste anche qui un intervento parziale, ossia legare le tube per evitare la gravidanza ma, come detto in precedenza per i maschi, questo non è un metodo preventivo ma solo contraccettivo. Più efficaci gli interventi chirugici che prevedono la rimozione di ovaie o ovaie e utero. Per lo più in Italia i veterinari preferiscono l’ovariectomia(rimozione delle ovaie), diffusa nella maggior parte delle nazioni europee, alla ovaioisterectomia (asportazione delle ovaie e dell’utero), preferita invece nei Paesi anglosassoni. L’asportazione delle sole ovaie porta alla naturale atrofizzazione dell’utero, causata dalla mancanza di estrogeni. È consigliabile sterilizzare il cane femmina appena possibile, possibilmente in precedenza del primo calore. I dati scientifici raccolti indicano che le cagne sterilizzate prima hanno meno probabilità di contrarre un tumore all’apparato riproduttivo, specialmente alle ovaie, rispetto alle cagne che sono state sterilizzate successivamente o addirittura dopo una cucciolata.

L’intervento, nel caso della femmina, procurerà all’animale un piccolo periodo di convalescenza di circa due giorni. Vi è anche la possibilità di un effetto collaterale dell’intervento: l’animale potrebbe diventare incontinente. Succede in percentuale minore, ma la possibilità c’è e non se ne conoscono le cause. Si ipotizza che ci possa essere una perdita di tonicità della parte iniziale dell’ uretra (il canale che collega la vescica con l’esterno), dovuta alla mancanza di estrogeni. L’incontinenza è curabile con farmaci a base di phenilpropanolamina, che qualsiasi veterinario saprà sicuramente indicare. Non è invece un effetto collaterale che il vostro cane, sia maschio che femmina, ingrassi. L’aumento di peso, infatti, non è dovuto agli interventi ma alla cattiva dieta del cane e al poco esercizio fisico.

LM



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