Gli studenti Unipa contro le bocciature verbalizzate

Gli studenti Unipa contro le bocciature verbalizzate
22 luglio 2014

E’ un uso comune in molti atenei sparsi su tutto il territorio nazionale ma a Palermo sembra ormai aver preso una deriva patologica. Stiamo parlando delle “bocciature verbalizzate”: il fallimento di un esame a cui il professore di turno aggiunge l’impossibilità di sostenerlo negli appelli successivi della stessa sessione d’esami.

E’ questo il problema sollevato dai senatori accademici dell’ateneo palermitano, che lo vedono come un vero e proprio abuso di potere da parte dei docenti. Problema emerso in particolare nella facoltà di Economia ma che è molto sentito dagli studenti di tutti i corsi di studio.

Secondo quanto riportato dai rappresentanti degli studenti, i docenti erano infatti già stati “invitati da parte del Rettore e del Presidente della Scuola Politecnica a non ABUSARE del loro potere ed evitare di applicare letteralmente quanto stabilito dal Regio Decreto n. 1296 del 1938 in seguito ad una bocciatura verbalizzata.” 

Trovare delle soluzioni di buonsenso quindi, che senza andare ad abrogare una legge (seppur vecchissima) permetta agli studenti di pianificare al meglio la propria vita accademica senza che i togati mettano loro i bastoni tra le ruote, spesso senza motivazione alcuna. Anche perchè, come ricordano i rappresentanti, la verbalizzazione della bocciatura dello studente ha senso solamente ai fini statistici, poichè nella carriera del discente non rimane alcuna traccia della (o delle) bocciature, e lo stesso portale telematico non preclude al candidato di iscriversi all’esame immediatamente successivo a quello “fallito”.

L’unica strada percorribile, perchè evidentemente insistere sul buonsenso era una battaglia vana, rimane la segnalazione di ogni singolo caso, ad opera dello studente che lo subisce. Cosa non facile, data la posizione di potere che i docenti universitari mantengono nei confronti degli studenti, che spesso per paura di ripercussioni maggiori, sopportano gli abusi di potere di coloro che rimangono i giudici ultimi della loro preparazione accademica.

Il fatto che tutto ciò comprometta certamente il giudizio degli studenti, spesso uno dei più bassi nelle università italiane, è fuor di dubbio, ma per le gerarchie di cattedrati non sembra essere un problema.



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