Giovani e lavoro: la scomoda verità del mismatch

Giovani e lavoro: la scomoda verità del mismatch
19 febbraio 2015

“Non c’è lavoro” è ormai l’espressione più ricorrente e triste tra i giovani che, non più bambini, non riescono a fare quel salto di qualità che la natura stessa dell’uomo suggerisce e che li proietterebbe nell’età adulta. Ma quale e quanta verità si cela dietro quello che sembra diventato un muro invalicabile?
Se è vero che è difficile trovare impiego, specialmente se esso deve corrispondere alle qualifiche più elevate raggiunte tramite un percorso di studio accademico, esiste anche una realtà che è diventata preoccupante, ma non altrettanto conosciuta: un problema sottovalutato in Italia, che tecnicamente viene definito mismatch tra domanda e offerta di lavoro. In pratica, nonostante i numeri allarmanti sulla disoccupazione crescente specialmente tra i giovani, si verifica il paradosso per cui migliaia di posti di lavoro rimangono vuoti. Gli annunci non trovano risposta e le aziende rinunciano a cercare.
Si tratta di un certo tipo di mansioni in particolare che andrebbero a costituire manodopera: lavori come piastrellisti, carpentieri, camerieri, meccanici, parrucchieri. Se scendiamo nella specificità della regione Sicilia non si possono non citare mestieri più tradizionali come il sarto o l’idraulico.small_offerta
La situazione presenta quindi diverse sfaccettature: da un lato ci sono molti giovani che aspirano a un posto di lavoro inerente agli studi fatti e alla propria “alta” qualifica e che allo stesso tempo non accettano di essere occupati in impieghi che non richiedono di fatto istruzione d’ateneo; dall’altro troviamo quel grande marasma di disoccupati che non hanno né qualifiche né capacità adeguate per essere assunti.
In parte la risposta si può sintetizzare nella grande macchina della formazione scolastica, sistema che forse andrebbe riformato e adeguato alle richieste del mercato del lavoro. E i ragazzi andrebbero indirizzati da subito, da giovanissimi, prospettando loro quali sono le effettive possibiltà di impiego una volta che si affacciano al mercato del lavoro. In poche parole, non è più sufficiente solo l’orientamento, per quanto utile. Se i ragazzi compiono scelte sbagliate spesso, è perché non sono adeguatamente informati sulle loro possibilità.
Ma bisogna sottolineare anche un tasto dolente quanto veritiero: i giovani peccano di mancanza di ambizione, figli di una generazione più fortunata ma che non sarà altrettanto facilitata nel costruirsi un futuro sereno. Una verità che è fin troppo ben celata dalla comoda campana di vetro in cui vivono e da cui diventerà sempre più difficile uscire se non si comprende l’importanza del “farsi da sé”.

 

Sofia D’Arrigo



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