Centinaia di denunce per reati in danno di animali
Rapporto Zoomafia 2016: il caso Sicilia

5 November 2016

Corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, abigeato, controllo dei pascoli, macellazioni clandestine, pesca di frodo, traffico di fauna selvatica, doping: sono alcuni dei crimini contro gli animali gestiti dalla criminalità in Sicilia che emergono dal Rapporto Zoomafia 2016 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV. La nuova edizione del Rapporto, “Crimini organizzati contro gli animali”, alla sua diciassettesima edizione, analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità nel 2015. I dati relativi alla Sicilia sono stati diffusi stamani 5 novembre, nel corso del Convegno “La nuova frontiera del crimine organizzato: la Zoomafia”, che si è tenuto al Salone delle Bandiere del Comune di Messina, organizzato dal gruppo Tutela Animali del MeetUp messinese dei Grilli dello Stretto.

I traffici legati alla sfruttamento degli animali in Sicilia confermano la loro pericolosità e rappresentano un’importante fetta del business realizzato a livello nazionale sostiene il dottor Ciro Troiano, criminologo, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV e autore del RapportoUn fenomeno criminale complesso e multiforme come quello zoomafioso richiede, per essere aggredito in tutti i suoi molteplici aspetti, una dettagliata analisi, una minuziosa conoscenza e lo sviluppo di professionalità e competenze ad hoc. In base ai dati pervenuti da 12 Procure su 16, nel 2015 nell’intera regione sono stati registrati 784 procedimenti penali per crimini contro gli animali con 475 indagati. Proiettando questo dato a livello regionale è possibile stabilire con una stima approssimativa per difetto che in Sicilia ogni 11 ore circa si apre un fascicolo per reati a danno di animali con un nuovo indagato ogni 18 ore circa.

 “È opportuno ricordare che il numero dei reati ufficiali rappresenta solo una parte di quelli effettivamente compiuti Prosegue Troiano . Oltre a non essere pervenuti i dati relativi a quattro Procure siciliane c’è da ricordare che molti reati, pur essendo stati commessi restano, per motivi vari, nascosti e non vengono registrati. Naturalmente, la quota di reati nascosti sul totale di quelli reali – il cosiddetto numero oscuro – varia a seconda del tipo di reato, soprattutto in funzione della sua gravità. Il reato di maltrattamento di animali per sua natura ha un numero oscuro altissimo. Un altro aspetto da considerare è che in generale sono di più i reati denunciati a carico di ignoti che quelli registrati a carico di autori noti. Se si considera poi che, notoriamente, i processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco meno del 30 per cento, e di questi solo la metà si concludono con sentenza di condanna, i crimini contro gli animali che di fatto vengono puniti con sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli realmente consumati. Per questo siamo lontani da un’adeguata risposta repressiva”.

 “La diffusione della criminalità zoomafiosa è favorita anche da un sistema normativo repressivo non sempre efficace. Auspichiamo che si arrivi finalmente al varo di alcuni provvedimenti legislativi, come il potenziamento della normativa sulla tutela penale degli animali, la modifica della normativa sugli animali d’affezione e delle norme sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, che richiedono una organica risistemazione in un unico e rinnovato testo; le disposizioni sul doping e le corse di animali su strada, prevedendo apposite sanzioni sotto forma di delitto, la rivisitazione della legge sulle scommesse e il potenziamento dell’apparato sanzionatorio per gli illeciti nel filone zootecnico e delle adulterazioni alimentari. Inoltre – conclude Troiano – poiché notoriamente questi reati sono accompagnati spesso da fenomeni di corruzione e di falso documentale, va rafforzata la normativa contro la corruzione e previste aggravanti per il coinvolgimento collusivo di pubblici ufficiali in questi reati, perché sono proprio loro che, di fatto, rendono possibile con la loro malafede, la realizzazione del reato”.

 



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