Cefalù, incendio del 2016: il pungiglione mozzato

Cefalù, incendio del 2016: il pungiglione mozzato
16 giugno 2019

Sono passati tre anni dal gravissimo incendio che il 16 giugno 2016 ha devastato Cefalù.

Quel giorno sulla città sopraggiunse un’ Apocalisse di cui tutti hanno memoria. Le fiamme lambirono decine di abitazioni, distrussero ettari di terreno e ridussero in macerie importanti strutture del Lungomare. Per alcuni è rimasto il terrore di nuovi roghi, per altri non c’è stata alternativa che cambiare città. Molti hanno perso case e attività.

Nelle settimane successive all’incendio la conta dei danni fu inesorabile. Il Comune di Cefalù aveva quindi richiesto 38 milioni per risollevarsi. La Regione Sicilia era riuscita a garantire solo il rimborso per acqua e luce nelle zone danneggiate. Le famiglie sfollate invece, erano state prese in carico dal Comune. L’emergenza, insomma, era stata affrontata.

E’ la rinascita che non è mai avvenuta. La storia è risaputa: lo stato di calamità naturale non fu mai accolto dallo Stato. Dopo un anno dall’incendio non era arrivato alcun indennizzo né rimboschimento. Nel rimbalzo delle responsabilità, il sindaco Lapunzina gridò “Vergogna” alla Regione – allora guidata dal governatore Crocetta- che restituì il commento al mittente. Le due parti vestivano lo stesso colore.

Più volte sollecitato, il primo cittadino cefaludese ha sempre risposto che avrebbe usato il pungolo per avere l’attenzione degli organi superiori, di cui alcuni rappresentanti erano “vicini di casa”, come l’allora deputata al Parlamento Magda Culotta. Una pretesa d’aiuto legittima, una richiesta doverosa che sarebbe dovuta diventare istanza instancabile di chi ci rappresenta.

Ma per certe ricorrenze il tempo che passa è solo un ulteriore peso nell’anima.



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