Concentrazione e alimentazione: come si arriva pronti ad un Mondiale di Basket

Concentrazione e alimentazione: come si arriva pronti ad un Mondiale di Basket
13 settembre 2019

Certi consigli possono arrivare solamente da una persona che ha affrontato certe situazioni e che le ha vissute in prima persone. Quindi, chi meglio di Matteo Soragna può dare dei suggerimenti e spiegazioni su come un giocatore di basket debba prepararsi per arrivare fisicamente e mentalmente pronto per affrontare un appuntamento importante come i Mondiali di Basket?

Nell’insider, Soragna approfondisce in maniera molto interessante il legame e l’intreccio che esiste tra la questione relativa all’alimentazione, quella relativa alla gestione della pressione con l’ottenimento di un buon risultato in una delle più importanti manifestazioni internazionali a livello cestistico. La cura dell’alimentazione, come ha avuto modo di sottolineare l’ex giocatore di Treviso e Biella, è un aspetto particolarmente importante al giorno d’oggi, che può condizionare notevolmente le performance degli atleti una volta che scendono in campo.

La presenza di un dietista all’interno della Nazionale
Ciascuna Nazionale, come ha spiegato Soragna, ormai ha raggiunto un grado di programmazione particolarmente elevato, al punto da tale da poter contare all’interno del proprio staff una figura specifica come il dietista, che è in grado di curare nel migliore dei modi l’alimentazione dei vari componenti della spedizione nazionale ai Mondiali. Il primo passo è quello di stilare un menu predefinito: tutti i giocatori devono consumare i medesimi cibi, dal momento che solo in questo modo possono raggiungere un certo livello di performance. D’altra parte, bisogna mettere in evidenza come questo tipo di tornei, spesso e volentieri, richiedono degli spostamenti notevoli. Infatti, capita di finire nella maggior parte dei casi all’estero, magari in Paesi molto lontani dalle proprie culture ed abitudini, soprattutto dal punto di vista alimentare. Ecco spiegata la ragione per cui programmare l’intero soggiorno nei minimi dettagli è fondamentale.

Nella maggior parte dei casi, quindi, la dirigenza si concentra sulla ricerca di una struttura in cui poter soggiornare che abbia chiaramente anche una cucina internazionale, in maniera tale da poter soddisfare tutte le richieste del dietista in fatto di menu quotidiani. Ci sono alcune squadre che, però, tendono a non fidarsi nemmeno di questa soluzione e decidono di portarsi il cibo direttamente da casa: una scelta che si potrebbe anche definire esagerata, ma che in realtà rientra spesso in un programma estremamente organizzato e specializzato, che ha chiaramente come obiettivo ultimo quello di garantire il massimo benessere ai propri atleti, evitando qualsiasi rischio che i piatti preparati possano essere contaminati oppure possano provocare qualche intoppo alla salute e alle condizioni fisiche dei giocatori.

Se le Nazionali cercano ovviamente di pianificare tutto con la massima precisione ed efficacia possibile, il primo che deve sapersi riguarda è inevitabilmente il giocatore. Non ci sono vincoli particolari da rispettare, dal momento che è chiaro che ci si può lasciare andare a qualche patatina piuttosto che a mangiare qualche caramella, come è stato sottolineato da parte di Soragna, ma ciò che non si deve mai fare è esagerare con le quantità. Il rischio che si corre, altrimenti, è molto serio, dal momento che può andare a influire in maniera estremamente negativa sulle proprie prestazioni in campo. Parliamoci chiaro: di certo non può provocare un calo del talento, ma condiziona le qualità fisiche. Avendo meno energia, si gioca inevitabilmente peggio e in un torneo così breve come il Mondiale, in cui ogni match è decisivo, i giocatori non possono assolutamente permetterselo.

Professionalità nella vita di tutti i giorni
A questi livelli altissimi, infatti, la professionalità è un aspetto che coinvolge un po’ tutto ciò che ruota intorno alla quotidianità di un atleta. Non solamente il lavoro dal punto di vista fisico e atletico, ma anche e soprattutto il modo in cui ci si prepara a tutti questi appuntamenti. È chiaro che sia la preparazione che l’alimentazione hanno subito notevoli cambiamenti nel corso dell’ultimo ventennio. C’è stata una forte evoluzione, anche se i principi base da seguire sono sempre quelli, poi ciò che è cambiata, ad esempio, è la cura dei dettagli.

Il concetto espresso da Matteo Soragna nell’intervista vuole rendere merito al grande lavoro alimentare e di preparazione che ogni giocatore deve affrontare per poter raggiungere il picco delle sue performance. Sotto il profilo alimentare, come si può facilmente intuire, è cambiato decisamente il ruolo dell’integrazione. Ad esempio, riuscire a farla nel migliore dei modi rappresenta un vantaggio non indifferente, dal momento che permette di poter contare su un bagaglio di energie nettamente superiore. Non solo, dato che consente anche di riuscire a recuperare dai vari sforzi molto più in fretta. E siccome i Mondiali sono un torneo che si gioca in quindici giorni, c’è la necessità di essere ogni giorno al massimo della propria condizione.



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