La diocesi di Cefalù ha celebrato la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

La diocesi di Cefalù ha celebrato la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato
30 settembre 2019

La diocesi di Cefalù ha celebrato, domenica 29 settembre, la 105ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.

Nel messaggio per la giornata di quest’anno e nell’omelia della Santa messa celebrata in piazza San Pietro, il Santo Padre Francesco ha voluto soffermarsi a lungo sul tema: Non si tratta solo di migranti. “Ed è vero: non si tratta solo di forestieri – ci dice il Papa – si tratta di tutti gli abitanti delle periferie esistenziali che, assieme ai migranti e ai rifugiati, sono vittime della cultura dello scarto. Il Signore ci chiede di mettere in pratica la carità nei loro confronti; ci chiede di restaurare la loro umanità, assieme alla nostra, senza escludere nessuno, senza lasciare fuori nessuno. Ma, contemporaneamente all’esercizio della carità, il Signore ci chiede di riflettere sulle ingiustizie che generano esclusione, in particolare sui privilegi di pochi che, per essere conservati, vanno a scapito di molti”.

Sulla stessa scia del Papa, si è collocato il forte messaggio lanciato nei giorni scorsi dal vescovo di Cefalù, Giuseppe Marciante, che aveva invitato i fedeli a “non lasciarsi travolgere dall’odio, dal populismo e dalla paura”, purtroppo tristemente dilaganti negli ultimi tempi, e ad “accogliere gli immigrati nelle proprie tavole”. E proprio l’episcopio di Cefalù, ma anche Campofelice di Roccella, Castelbuono e Caltavuturo, sono stati alcuni dei luoghi che, in risposta all’invito del presule, hanno vissuto momenti di fraterna carità e di accoglienza per i fratelli immigrati ospiti nei centri di accoglienza presenti sul territorio diocesano.

A Cefalù, in particolare, i ragazzi dei centri di accoglienza “Sant’Antonio” e “San Pietro” di Geraci Siculo hanno partecipato in mattinata alla Santa Messa tenutasi presso la Chiesa dello Spirito Santo, presieduta dal pro vicario generale di Cefalù, don Giuseppe Licciardi, e concelebrata da don Francesco Sapuppo, già arciprete parroco di Geraci Siculo, recentemente chiamato a reggere proprio la comunità dello Spinito in qualità di amministratore parrocchiale.

Nel corso dell’omelia tenuta da don Licciardi e del saluto di inizio mandato rivolto alla comunità da don Sapuppo, molti sono stati gli spunti di riflessione sulle azioni che i presbiteri e i laici impegnati, insieme, devono intraprendere per annunciare il Vangelo: nelle parole dei sacerdoti, infatti, è stato forte il richiamo al nostro essere “comunità in perenne cammino” ma fondata saldamente su Cristo, che deve essere testimoniato ovunque lo Spirito Santo ci ponga. E “sono in cammino” anche e soprattutto i nostri fratelli migranti, in cui possiamo scorgere Gesù stesso: ad essi dobbiamo rivolgere lo sguardo, manifestando loro vicinanza e solidarietà e pregando incessantemente per essere capaci di affrontare le sfide quotidiane che il fenomeno della migrazione pone alla nostra attenzione.

Dopo la Santa messa, sul sagrato della chiesa si è svolto un piccolo rinfresco con cui la comunità dello Spirito Santo ha voluto dare un caloroso e gioioso benvenuto al nuovo amministratore parrocchiale, augurandogli un proficuo svolgimento del suo ministero a servizio dello Spinito e assicurando la massima collaborazione nello svolgimento delle numerosissime attività parrocchiali, segno di una comunità viva, dinamica, operosa, disponibile, attenta al prossimo, sempre pronta ad andare incontro alle tante “periferie esistenziali” e ad impegnarsi per dare testimonianza di fede in ogni ambito pastorale.

A seguire, Marciante ha voluto ospitare a pranzo in episcopio i ragazzi migranti nonché i responsabili e gli operatori dei due centri di accoglienza geracesi. Dopo il momento di fraterna convivialità, inoltre, il gruppo ha fatto visita alla basilica Cattedrale, seguendo l’Itinerarium Pulchritudinis recentemente istituito in diocesi. La casa e la tavola del vescovo, quindi, si sono aperti all’accoglienza di questi nostri fratelli che hanno mostrato grande gioia e riconoscenza. In tutti è emerso l’auspicio, già espresso nei giorni scorsi anche dal prelato, che la luce del Cristo trasfigurato possa rinnovare il nostro modo di pensare e di agire e possa far nascere o rafforzare nella nostra società la mentalità dell’accoglienza. A noi il compito di tradurla in gesti concreti di solidarietà e d’integrazione.



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