A Cefalù c’è una discarica ai piedi del Parco della Rocca

5 ottobre 2019

Dal concorso di idee alla discarica il passo è stato davvero breve. In questo si è trasformata la cavea di San Calogero, ai piedi della Rocca di Cefalù. Un luogo che aveva fatto sognare in grande l’amministrazione Lapunzina che, su un palcoscenico di fortuna, che adesso fa compagnia a cumuli di rifiuti, aveva organizzato diversi appuntamenti musicali.

Il luogo suggestivo, che si trova a pochi passi da uno dei beni comunali che dovrebbe essere maggiormente tutelato sia per le sue ricchezze monumentali sia per quelle naturalistiche, si è ormai ridotto a una discarica a cielo aperto. Lapunzina e i suoi, in passato, spesero anche 1000 euro di denaro pubblico per realizzare un concorso di idee circa la destinazione dell’area. Poi, infranti i sogni di gloria, la brusca metamorfosi.

Già due anni fa, lo stesso primo cittadino decise di trasportare i primi rifiuti in quella sorta di teatro naturale che altro avrebbe meritato. E’, infatti, del novembre del 2017 l’interrogazione del gruppo consiliare Cefalù Terzo Millennio nella quale venne chiesto al sindaco quale fosse stato il destino di una passerella che il Municipio aveva ricevuto in dono da un imprenditore, per ovviare, con un bypass temporaneo, al divieto di transito sulle banchine del porto di Presidiana.

Lo stesso sindaco nella risposta ai consiglieri scrisse: “Le strutture oggetto della presente interrogazione sono state rimosse per essere depositate temporaneamente presso l’area comunale di San Calogero (località Dietro Castello)…Per le medesime strutture, in considerazione del loro perfetto stato, si stanno studiando ipotesi di adeguamento e di collocazione in altra area comunale…”.

Dopo due anni è quasi inutile fare notare che le passerelle non sono più in buono stato e che si trovano ancora nello stesso luogo. Lo studio è probabile che non sia ancora finito o forse non è mai iniziato.  A queste travature in acciaio si sono aggiunte negli ultimi mesi cataste di rifiuti, che sembrerebbero essere, in parte, sfalci di potatura provenienti dalla pulizia delle scarpate delle strade del territorio comunale.

In una città dall’anima green come Cefalù, mentre c’è chi continua a collocare cassoni per la raccolta dei rifiuti nell’area limitrofa all’isola ecologica, sottoposta a sequestro e affidata dall’autorità giudiziaria al sindaco cefaludese, quanto scoperto oggi, che rappresenta un potenziale fiammifero a ridosso di uno dei polmoni verdi della cittadina UNESCO, lascia a dir poco sbalorditi.

A rischiare grosso, nonostante le dicerie messe in giro ad hoc, non saranno certo i dipendenti dell’ex Ato, che potranno invece dormire sonni tranquilli, nell’attesa di transitare tra le fila della nuova società che si insedierà, tra breve, per operare la raccolta dei rifiuti e che dovrà fronteggiare una situazione per nulla felice.



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