Uomo ucciso da un cinghiale: l’Assessorato dell’Agricoltura della Regione Siciliana condannato a risarcire gli eredi

Uomo ucciso da un cinghiale: l’Assessorato dell’Agricoltura della Regione Siciliana condannato a risarcire gli eredi
28 ottobre 2019

Il Tribunale di Palermo, in persona del Giudice monocratico, dott.ssa Monica Montante, ha accolto le domande proposte dagli eredi del sig. Salvatore Rinaudo, rimasto ucciso ad opera di un cinghiale selvatico, condannando l’Assessorato dell’Agricoltura della Regione Siciliana al risarcimento dei danni per complessivi €. 371.411,73, oltre alle spese di lite.

A difendere in giudizio gli eredi del sig. Rinaudo, ossia la moglie, Rinaudo Rosa, ed i figli, Antonino e Maria Concetta, sono stati gli avvocati Maurizio Di Chiara, Giuseppe Muffoletto e Sonia Lecca.

I fatti risalgono alla mattina dell’8 agosto 2015. Salvatore Rinaudo fu aggredito ed ucciso da un cinghiale selvatico che vagava liberamente nel fondo di sua proprietà, ubicato a Cefalù, in contrada Baronessa, mentre la moglie, Rinaudo Rosa, attirata dalle urla del coniuge ed accorsa in suo aiuto, fu, a sua volta, assalita e ferita dallo stesso animale.

Nella sentenza la dott.ssa Monica Montante evidenzia come «l’Assessorato sia rimasto colposamente inerte a fronte dell’incremento incontrollato, al di fuori di qualsivoglia pianificazione, del numero dei cinghiali presenti nel Parco delle Madonie e nelle zone, anche abitate, ad esso limitrofe, con conseguente rischio per l’incolumità delle persone (come si ricava dalle numerose segnalazioni e denunce in tal senso presentate alle autorità competenti), non avendo posto in essere operazioni ed interventi di controllo né, comunque, – in considerazione dell’ “abnorme sviluppo” di siffatte specie selvatiche»

Per il giudice «va affermata la responsabilità dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea in relazione all’uccisione ad opera di un cinghiale del sig. Rinaudo Salvatore per essere rimasta inerte, non avendo adottato ed eseguito i suddetti piani di intervento mirato che, ove posti in essere, avrebbe potuto evitare in base alla sopra illustrata regola della preponderanza dell’evidenza (o del “più probabile che non”) l’evento dannoso, di per sé prevedibile sotto il profilo della imputabilità soggettiva.»

In conclusione, per la dott.ssa Montante «sussistono i presupposti per affermare la responsabilità, in ordine al decesso di Rinaudo Salvatore, in capo all’Assessorato, non essendo stata fornita prova dell’adozione delle misure idonee per la salvaguardia della incolumità delle persone, nella specie rappresentate dall’adozione ed attuazione di piani mirati di cattura dei suidi».



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