Ai domiciliari un impresario palermitano

Ai domiciliari un impresario palermitano
17 gennaio 2020

La Polizia di Stato e la Polizia Municipale di Palermo hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari – disposta dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, su richiesta dei P.M. Maria Rosaria Perricone e Claudia Ferrari,  coordinati dal Procuratore Aggiunto Sergio Demontis – nei confronti di ROVETTO Paolo, 25 enne palermitano – gestore dell’agenzia funebre “L’Ultima Cena”, ritenuto responsabile di due distinti episodi di occultamento del cadavere di altrettante anziane signore, decedute per cause naturali, nonché di altri reati connessi, quali falsificazione di certificati di morte e altro, commessi a Palermo tra il 21.3.2018 e il 30.4.2018.

Le indagini, svolte dal Commissariato di P.S. “Brancaccio” e dal Nucleo Investigativo della Polizia Municipale di Palermo, hanno consentito in primo luogo di evidenziare le condotte illecite del ROVETTO a seguito del decesso di un’anziana donna svizzera, che da anni viveva a Palermo, avvenuto il 21.3.2018. Il cadavere della donna destinato per volontà dei familiari alla cremazione, è stato occultato per alcuni mesi dall’indagato, in attesa di produrre la falsa documentazione burocratica attestante la morte. Quando le richieste dei familiari, volte ad effettuare la cremazione ed ottenere i certificati di morte, si sono fatte pressanti ed è stata paventata dagli stessi congiunti  la possibilità di sporgere denuncia alla Polizia, il cadavere sarebbe stato fatto “ricomparire” nei vialetti del Cimitero di Santa Maria dei Rotoli nei primi giorni di Settembre del 2018.

A seguito di tale, macabro, evento è stata avviata, da parte del Commissariato Brancaccio, una specifica attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha consentito di raccogliere una serie circostanziata di elementi che hanno accertato il modus operandi dall’indagato, il quale aveva provveduto a craere falsi certificati attestanti il decesso della donna per consentire ai parenti, all’oscuro degli illeciti perpetrati dal Rovetto, di avviare le previste procedure amministrative e burocariche in Svizzera, previa certificazione del decesso della donna.

Le indagini hanno consentito: a) di recuperare le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza installate presso il cimitero, nell’atto in cui il ROVETTO a bordo del furgone reclamizzante la ditta “L’Ultima Cena”, si introduceva all’interno del Cimitero dei Rotoli e abbandonava il feretro; b) di recuperare una serie di dati indiziari presenti sul cellulare di ROVETTO, sequestrato nel corso delle indagini; c) di raccogliere una serie di informazioni testimoniali da parte di persone informate sui fatti (come il medico legale dell’ASP indicato nel falso certificato di morte, i necrofori comunali in servizio preso il Cimitero dei Rotoli e un funzionario dei servizi cimiteriali del Comune di Palermo).

Nel corso delle attività investigative si è profilato un collegamento con altra indagine nel frattempo svolta da personale della Polizia Municipale di Palermo, concernente l’occultamento del cadavere di un’altra anziana donna, deceduta nell’aprile del 2018.

La condotta del ROVETTO, anche in questo caso, oltre che alla violenza si è improntata alla crudeltà ed al cinismo: con la forza e la prepotenza avrebbe prelevato direttamente dalla camera mortuaria di un nosocomio cittadino la salma di una paziente poco prima deceduta e, dopo tre giorni  nel corso dei quali  aveva occultato il cadavere in un luogo sconosciuto, l’avrebbe trasportata fin dentro il cimitero dei Rotoli senza essere in possesso delle prescritte autorizzazioni alla sepoltura e producendo false autorizzazioni al trasporto della salma ed al seppellimento.

In quest’ultima fase sarebbero state compiute violenze e minacce nei confronti di un funzionario dei servizi cimiteriali del Comune di Palermo.

Così come disposto dall’Autorità Giudiziaria, l’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato condotto presso la propria abitazione e sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.



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