Coronavirus, segnali incoraggianti: report dell’Istituto Superiore della Sanità e indagini statistiche ridimensionerebbero la portata del fenomeno

Coronavirus, segnali incoraggianti: report dell’Istituto Superiore della Sanità e indagini statistiche ridimensionerebbero la portata del fenomeno
24 marzo 2020

Litri di inchiostro, centinaia di giga, e quintali di carta sono stati utilizzati per parlare del Covid-19. Tutto giusto e necessario, ci mancherebbe. Ma molti dati sono stati riportati in modo confusionario e, alla fine, la paura ha preso il sopravvento.
Per capirne la reale portata occorre affidarsi alle statistiche e a dati ufficiali complessi.
Vissuto dapprima come ‘poco più che un’influenza‘ è stato, nel giro di pochissime settimane descritto come la più grande pandemia che l’uomo contemporaneo abbia mai conosciuto.
Di certo non avranno contribuito alla formazione di un’idea compiuta le dichiarazioni schizofreniche del governo e i quotidiani bollettini di guerra della protezione civile.

Parlare, anche cautamente, in termini ottimistici, è diventato tabù. Il covid-19 è il male del secolo. Punto. Non si accettano idee diverse. E ben vengano tutte le limitazioni alle libertà personali perse a colpi di decreti del Presidente del Consiglio – atti che, giova ricordarlo, si muovono in un confine sempre più sottile sul profilo costituzionale.

Teorie ‘alternative’ vengono subito tacciate di complottismo, ben venga l’esercito, e lo faccia presto, vanno fermati i runner! Subito!
Scenari manzoniani nell’era dell’informazione a portata di click. Ma frega cazzi di informarsi compiutamente, ce lo dice la D’urso come lavarci le mani, o Conte con le dirette Facebook urbi et orbi, fatte agli orari più consoni e usuali per Casalino.

I dati dell’Istituto Superiore della Sanità – che ad oggi rimane il più autorevole in detto campo – non vengono nemmeno cercati dagli internauti. Preferiscono berciare contro il novello untore, chiedere i nomi degli ‘appestati’ e misure sempre più severe(eh!!11!).

Ad oggi, il report – dell’ISS – che è riportato in pdf parla chiaro, fin troppo chiaro. Ma occorre fare un’altra premessa.
Dall’inizio della ‘pandemia’ ad oggi sono andati commisti i termini mortalità/letalità creando uno smisurato panico tra la popolazione.

Il tasso più indicativo e utile per dare una chiara percezione dell’aggressività del virus è, come suggerisce la parola stessa, quello di letalità ovvero morti su malati.

Il tasso di mortalità, invece, calcola l’incidenza sull’intera popolazione: morti da covid19 diviso (circa) 60 milioni. Il risultato, ovviamente è meno ‘roboante’ ai fini mediatici.

Se a ciò si aggiunge il bassissimo numero di ‘tamponati’ in italia, il numero che viene fuori è allarmante quanto fuorviante.

Come detto, per calcolare l’impatto della malattia e quanti casi danno in percentuale prognosi infausta, si divide il numero dei morti per tutti i malati. Tanto più basso sarà il numero dei positivi accertati, tanto più alto sarà il tasso di letalità ( non come erronamente chiamato di mortalità) che restituirà.

Altro dato indispensabile per perimetrare compiutamente la furia del virus è la comorbidità, ovvero le patologie pre-esistenti nei pazienti deceduti.

Anche su questo dato è calato il più rigoroso e spettrale dei silenzi, tutto avrebbe potuto minare l’ossequioso timore degli italiani. Ad oggi risulta – dai campionamenti fatti dall’ISS –
che solo lo 0.1% dei casi non aveva patologie pregresse mentre il 48,6% ne aveva addirittura tre o più. Le tre patologie gravi più frequenti sono nell’ordine: diabete mellito, cardiopatia ischemica e fibrillazione atriale. Sullo sfondo, col suo 73,8% l’ipertensione arteriosa (ricordate la comorbidità).

Dulcis in fundo l’età media dei morti da coronavirus.
E’ “bastato un trentenne” per perdere di vista l’età media dei morti da covid 19 (78,5 anni) e farsi attanagliare dal terrore.
Il range infatti è 31-103, ovvero il più giovane aveva solo trentun’anni ed il più anziano 103. Ma, ribadiamolo, la media fra i pazienti deceduti da Covid è di 78,5  settantotto anni virgola cinque.

Oggi -24 marzo ndr – la regione siciliana ha segnato un altro brutto ‘balzo in avanti’. Anche qui i dati vanno snocciolati per avere un’idea compiuta del fenomeno.

Contagiati dall’inizio dell’epidemia 846. Attualmente contagiati 799 (scomputando guariti e deceduti). Di questi il 57,8% (462) risulta in isolamento domiciliare, il 42,1% (337) ricoverato con sintomi e solo il 4,69% (67) in terapia intensiva. Deceduti dall’inizio dell’epidemia 2,44% (20).

Questi dati dovrebbero far prendere un sospiro di sollievo anche ai più preoccupati. è davvero poco plausibile ipotizzare un sovraccarico del sistema sanitario regionale alla luce dei 500 posti di T.I. attualmente presenti nei nosocomi siciliani, di cui poco più che il 10% è occupato da pazienti covid.  Inoltre, secondo quanto dichiarato dal governatore Musumeci verranno raddoppiati entro fine mese. La grande onda, il tanto temuto picco, anche al netto dei contro esodi dal nord, sarà ragionevolmente più modesto di quanto atteso.

Indubbiamente le severe misure di prevenzione hanno giocato un ruolo cruciale nella modesta diffusione del virus, per questo non è il momento di mollare ma di andare avanti, rincuorati da questi risultati. 
Il vero dramma sarà economico
e, probabilmente mieterà più vittime di quante ne avrà ucciso lo stesso virus.

Per visualizzare il report dell’Istituto superiore della sanità CLICCA QUI



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