Cefalù aiuti alle imprese, Franco: “chi non è in regola coi pagamenti ha ben poco da chiedere”

Cefalù aiuti alle imprese, Franco: “chi non è in regola coi pagamenti ha ben poco da chiedere”
13 maggio 2020

Chi non è in regola col proprio contributo alla collettività ha poco da chiedere

Così ha tuonato il Professore Antonio Franco – capogruppo PD e già Presidente del Consiglio comunale durante il primo quinquennio di Lapunzina – nell’ultima sessione del consiglio comunale. Un’osservazione che sicuramente gran parte della società civile cefaludese farà propria. Effettivamente pare poco sensato, pensare che gli aiuti li possa ricevere anche chi, potrebbe aver contribuito al disastro economico del nostro Comune.

Il Comune di Cefalù, salvo novità dal governo, potrà intervenire solo sull’aliquota della Tari

E anche questo intervento andrà fatto con molta attenzione e scrupolosità, in quanto le casse dell’ente, appena ‘ristorate’, non sono sufficientemente robuste per prevedere tagli orizzontali. L’amministrazione però, insieme a gran parte del Consiglio comunale si è proposta di agire sulle aliquote Tari oltre che sul differimento dei pagamenti. Brutte notizie per l’IMU invece:  allo stato è praticamente impossibile che le aliquote possano essere ripensate al ribasso, proprio per le ragioni appena esposte. A meno che non ci siano grosse novità da Roma e che Conte non diriga la sua “potenza di fuoco” (??) anche verso gli enti locali.

Il differimento è stato accolto in modo assai diverso dalle varie categorie

Partiamo da una premessa: il differimento al 30 ottobre della Tari non è certamente la panacea di ogni male ma, per chi in questo momento fa fatica ad affrontare le spese quotidiane è sicuramente una bella boccata d’ossigeno.
Niente giubili ovviamente ma la misura, tendenzialmente, ha accolto il plauso che meritava. Ad altre categorie pare non essere andata giù. Per alcuni questi aiuti non sono e non saranno sufficienti per colmare i mancati introiti e le maggiori spese cui andranno incontro. Le difficoltà che affronta il settore turistico, nel suo insieme, sono enormi ed innegabili. E verosimilmente questi pochi aiuti di cui dispone il Comune di Cefalù non sono sufficienti.

E se il Comune non fosse andato in fallimento?

Cosa sarebbe accaduto se, l’ente comunale non fosse stato sottoposto a dissesto? Ad esempio, oggi, avrebbe potuto certamente agire sulle leve dell’imu, calando le aliquote di competenza comunale. Sicuramente avrebbe una ‘bancabilità’ diversa, con cui avrebbe potuto fare fronte in tempi più brevi e più energicamente alle urgenti necessità dei cittadini più in difficoltà.
Senza dilungarci troppo sulle cause che hanno portato il comune al default, giova ricordare che, ora come allora, il comune ha ancora dei “grandi debitori“, per lo più società che debbono somme a sei zeri all’ente.
A questi sicuramente si aggiungerà una schiera di ‘piccoli debitori’ ma che, se messi insieme, difficilmente arriveranno a fare il solletico a quanti, ad esempio, possono permettersi di affrontare tutti i gradi di giudizio per impugnare i provvedimenti o ricorrere circa la legittimità di un tributo o di una tassa. Il cittadino medio paga, magari in ritardo, ma paga sempre. Non può esimersi. Una causa gli costerebbe troppo.  E gli enti a fare i fermi amministrativi ad auto o scooter ci mettono davvero poco. Ci sono  invece una parte di contribuenti che affrontano con disinvoltura tutti i ricorsi del caso e, a volte, vengono anche sconfitti. In quest’ultimo caso ci sarebbe da chiedersi se e con quale vigore l’ente si sia attivato per il recupero delle somme e per mettere in esecuzione le sentenze.
Pare proprio che chi si lamenta di più dovrebbe farlo molto meno, visto che con una mano chiede e con l’altra non dà quanto dovuto.
Riprendendo le parole del consigliere Franco: “chi non è in regola coi pagamenti ha ben poco da chiedere”.
Ci si chiede se non sia il caso di valutare una sorta di compensazione, (se devono 100 e  tocca loro 10 in termini di aiuti, il  debito si riduce a 90 ma non mettono in tasca nulla).
Una cosa si può affermare con relativa certezza: chi davvero in questo momento ha bisogno, e magari non chiede perché prova vergogna, è anche chi ha versato fino all’ultimo centesimo alla collettività. La gente perbene – spesso – paga e soffre in silenzio.



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