Sicilia, battuta d’arresto per la riapertura di lunedì 18: fra tentati rimpasti di giunta ci si è dimenticati di varare le linee guida?

Sicilia, battuta d’arresto per la riapertura di lunedì 18: fra tentati rimpasti di giunta ci si è dimenticati di varare le linee guida?
15 maggio 2020

Da Palazzo d’Orleans non arriva l’ordinanza: migliaia di attività ferme al palo

Probabilmente il salvataggio in ‘zona Cesarini’ del governo regionale da un  rimpasto di Giunta, cosa che ha poi  generato l’ingresso della Lega nell’organo di governo regionale. Oppure  l’ennesima spaccatura di Forza Italia con Scoma sempre più vicino ai renziani: si dice “perché scontento della gestione Miccichè del partito fondato da Berlusconi”,  ma c’è chi metterebbe la mano sul fuoco che sia andato via perché non ha avuto un posto in Giunta. Fatto sta che queste pressioni e agitazioni  devono aver sottratto tempo ed ore di sonno a Nello Musumeci che non ha ancora emesso nulla per dare certezze a interi comparti produttivi.
Per quanto adesso i suoi fedelissimi,  i pasdaran di ‘Diventerà Bellissima’ (??)  e di altri partiti dal nome nuovo ma con ancora addosso la ‘puzza da democrazia cristiana’,  si straccino le vesti per tessere le lodi del fine stratega di Militello in val di Catania, il missino, laureato in Scienze della Comunicazione all’università Kore di Enna nel 2016, “l’ha scafazzata”.   Chissà come si traduce questa affermazione in  termini più politically correct, o semplicemente in italiano ma senza far perdere quell’enfasi tutta siciliana? Magari il neolaureato etneo potrebbe esserci d’aiuto, per ulteriori dubbi: chiedere all’assessorato all’identità siciliana.

Uno schiaffo alla cultura

Se qualcuno si stava chiedendo in quale modo si poteva umiliare l’identità siciliana – oggi ricorre l’anniversario dell’autonomia siciliana – adesso ha una chiara risposta: proporre e nominare un lombardo o comunque un leghista, all’assessorato alla cultura e all’identità siciliana. Si, proprio alla cultura, quelli che si esprimevano ‘a rutti’ e bofonchia(va)no frasi tipo ‘prima il nord’, inneggiavano a eruzioni vulcaniche per fare piazza pulita dei meridionali, quelli che ‘i terrroni puzzano e sono indolenti’. Quelli de “padroni a casa nostra” ma che evidentemente vale solo dal Po in su. Gli stessi che  più recentemente hanno fatto sentire tutto il loro odio nei nostri confronti – ovviamente non è riferito ai politici – perché il covid non si è accanito sulle regioni italiane più a meridione. Gli stessi che, ‘orgogliosamente vantano’ radici celtiche (?) in luogo di quelle greche, fenice, romane e poi arabe… solo per fermarci alle  prime che vengono in mente. Insomma quelli che, dal più al meno, la pensano come quel vecchio sciamannato di Feltri, e lo difendono pure anche se – in via ufficiale – ne prendono le distanze. Basti ricordarsi che lo avevano proposto come presidente della Repubblica.

Problemi di tenuta politica che si ripercuotono sulla ripartenza e sulle tasche dei cittadini

Senza l’ordinanza regionale con la quale la Regione avrebbe dovuto aprire tantissime attività da lunedì 18, migliaia di imprenditori, lavoratori autonomi e tutto il loro indotto, oggi venerdì 15, restano ancora a guardare.
Stando a quanto affermato dal presidente della regione, da Roma non sarebbero arrivati i protocolli di sicurezza se non quelli dell’Inail – in realtà Roma aveva fatto sapere che era proprio attraverso detto istituto che avrebbe trasferito alle singole regioni i dettami sui protocolli di sicurezza.
Conte sulle linee guida Inail ha affermato: “non è necessario rispettare alla lettera i protocolli di sicurezza indicati da Inail ma i protocolli delle regioni devono rispettare i principi chiave che le linee guida riportano”.
Fatto sta che Palermo ha bocciato in blocco quanto arrivato dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.

La Regione si difende

Da Roma non sarebbe arrivata la bozza del decreto legge attraverso il quale il governo demanda alle regioni i poteri di apertura differenziata: questo, per Musumeci potrebbe dar vita a uno scontro con Roma. Il governo regionale vorrebbe infatti applicare regole meno stringenti rispetto a quelle previste dall’Inail e dalle bozze dei provvedimenti nazionali.
Questo stallo però, non può che mettere in difficoltà tutti i comparti economici che attendono di sapere come e quando partire, inoltre occorre tempo per adeguarsi alle nuove norme, attuare le necessarie modifiche ai locali e reperire i materiali.
La Regione Siciliana vorrebbe introdurre la distanza di un metro e mezzo fra i tavoli di ristoranti e bar, niente plexiglas: le linee guida nazionali parlano invece di distanze dai due a 4 metri, l’uso del plexiglas a danno, ovviamente dei coperti complessivi per ristorante.
Per barbieri, estetisti e parrucchieri la Regione vorrebbe permettere l’utilizzo di effetti personali e invece le norme nazionali non lo permetterebbero. Lo slittamento dell’apertura col passare delle ore appare sempre più concreto nonostante Musumeci assicuri che il suo staff sia pronto a mettersi subito a lavoro non appena arriva un segnale da Roma.



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