Cefalù, Storia: un bellissimo ritratto dello sport cefaludese nei due conflitti mondiali

Cefalù, Storia: un bellissimo ritratto dello sport cefaludese nei due conflitti mondiali
24 maggio 2020

Nel libro “Il Pallone al Fronte” una storia che va oltre lo sport e racconta uno spaccato della società siciliana durante la guerra

Nel novembre del 1918, poco più di cento anni fa, si concludeva l’immane tragedia che i libri ricordano come “Prima Guerra Mondiale” o “Grande Guerra”. E l’eco ed il dolore non si era ancora affievolito quando, nel 1939, i principali stati mondiali ripiombarono nuovamente nella spirale di sangue e orrore generata da un nuovo conflitto mondiale.

Anche il pallone andò al fronte e le sue vicende ed aneddoti si intrecciarono con quelle dei campi di battaglia. Infatti il gioco del calcio rappresentava una fuga dalle atrocità, uno spiraglio di normalità e di svago per poter superare stenti e avversità in momenti tanto difficili.

Quale fu il rapporto tra guerra e sport nel 1914-18 e nel 1939-45 ovvero durante i due conflitti mondiali ?

Certamente fu molto peculiare in Sicilia, in quanto venne fortemente caratterizzato ed influenzato dalla sua insularità. Inoltre ci furono profonde differenze anche tra quanto accaduto durante la Grande Guerra, in quanto lo sport siciliano non era ancora ben inserito nel contesto nazionale, e quanto, invece, avvenne nella Seconda Guerra Mondiale, perché l’attività si fermò per prima in Sicilia rispetto al resto d’Italia. Il calcio ripartì, grazie all’impegno profuso da Orazio Siino, con i tornei provinciali a metà del 1944 e poi con un grande torneo, chiamato “Campionato Misto Siciliano”, che iniziò a dicembre e si concluse nell’estate del 1945.

A raccontarcelo con dovizia di dettagli è l’ingegnere Giovanni Di Salvo, autore del libro “Il pallone al fronte – Gli anni di guerra in Sicilia raccontati attraverso lo sport” appena uscito per la Casa Editrice Bradipolibri nella Collana Unasci (Prefazione del noto giornalista Salvatore Lo Presti).

“Questo libro, frutto di meticolose ricerche compiute nel corso degli anni, ricostruisce in maniera dettagliata anche la storia del calcio cefaludese durante la Seconda Guerra Mondiale.” – spiega l’autore Giovanni Di Salvo – “Infatti il SACS Cefalù nella stagione 1944/45 partecipò al Campionato misto Siciliano e fu inserito nel Girone B dove diede vita ad avvincenti derby col Palermo del Cav. Agnello, il Bagheria e la Corda Fratis Termini Imerese. Completavano il loro girone le formazioni messinesi del S. Agata di Militello e della Peloro. Inoltre l’opera contiene tante chicche ed aneddoti sulle imprese dei rosanero come la vittoria del torneo provinciale del 1944 e dello stesso campionato misto siciliano. Infine è presente una sezione almanacco con risultati, classifiche e tabellini dalla stagione 1940/41 a quella 1944/45.”

Breve sinossi

Nel novembre del 1918, poco più di cento anni fa, si concludeva l’immane tragedia che i libri ricordano come “Prima Guerra Mondiale” o “Grande Guerra”. E l’eco ed il dolore non si era ancora affievolito quando, nel 1939, i principali stati mondiali ripiombarono nuovamente nella spirale di sangue e orrore generata da un nuovo conflitto mondiale.
Anche il pallone andò al fronte e le sue vicende ed aneddoti si intrecciarono con quelle dei campi di battaglia.
Infatti il gioco del calcio rappresentava una fuga dalle atrocità, uno spiraglio di normalità e di svago per poter superare stenti e avversità in momenti tanto difficili.
In quei tempi bui il rapporto tra guerra e sport fu ancor più peculiare in Sicilia, in quanto venne fortemente caratterizzato ed influenzato dalla sua insularità.
Nel periodo 1914-18 il football non era ancora molto diffuso nell’isola e lo si praticava soprattutto nelle grandi città. Così la Trinacria praticamente non ne risentì della decisione della Federazione di sospendere i campionati. L’attività calcistica siciliana, che naturalmente soffrì per i costi in termini di uomini e di ristrettezze economiche che comportava il conflitto, fu costituita da tornei per beneficenza e da partite contro i membri delle navi militari che attraccavano ai porti. La situazione fu completamente diversa in occasione della Seconda Guerra Mondiale.
Ormai le società sicule erano perfettamente integrate nel tessuto calcistico nazionale.
A dispetto di quanto avvenuto durante la Grande Guerra, l’ingresso dell’Italia nel conflitto non comportò la sospensione dei campionati. Dalla serie A fino ai tornei regionali, l’ordine imperativo del Regime fu quello di
giocare. Tra difficoltà sempre più crescenti si andò avanti per un paio di stagioni. Finché ad aprile del 1943,
a campionati in corso, la FIGC fu costretta a constatare che non vi erano più le condizioni per poter raggiungere la Sicilia: il Palermo venne escluso dalla serie B e il Catania dalle finali di serie C per la promozione in cadetteria.
A metà agosto del 1943 le forze Alleate liberarono l’isola dalle truppe italo-tedesche e il fronte del combattimento si spostò sulla penisola. Dunque la Trinacria era stata la prima regione in cui il calcio si era fermato ma sarà anche la prima in cui riparte.
L’uomo designato a far rinascere lo sport siculo è il palermitano Orazio Siino.
E il 3 dicembre 1944 il pallone tornò a rotolare in un grande torneo, chiamato “Campionato Misto Siciliano”.
Così, anche se lentamente, il mondo del calcio ritornò alla normalità nella speranza di non vedere mai più il pallone al fronte.

 



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