A Capo d’Orlando si interviene sull’erosione dell’arenile, quando a Cefalù?

2 giugno 2020

Anche a Cefalù l’erosione del litorale è un annoso problema

L’intervento previsto nella cittadina messinese

Previste opere di ricostruzione della spiaggia mediante il ripascimento, con versamento di materiale compatibile con quello presente. L’avanzamento della linea di riva sarà calcolato per assecondare una sua naturale evoluzione e per salvaguardare le infrastrutture litoranee, fornendo la massima protezione dai fenomeni di risalita e frangimento. Programmate  anche misure di stabilizzazione del litorale – longshore e cross-shore – della spiaggia sommersa, con pennelli trasversali in massi naturali e di forma a T, in grado di preservare l’accumulo di sabbia.
Nell’area del lungomare Andrea Doria, infine, la stabilizzazione della spiaggia emersa sarà ottenuta con la realizzazione di berme, riducendo l’impatto paesaggistico e con una scogliera radente, collocata in un tratto di forte erosione che mina la funzionalità dell’arteria stradale.

Per questa operazione non è stato necessario l’intervento di sedicenti imprenditori con esperienze negli Emirati arabi, è bastata la Regione

Un intervento di questo genere, a Capo d’Orlando, nel Messinese lo si attende da più di quindici anni e assume grande importanza turistico-ambientale perché garantirà non solo la difesa e la salvaguardia di due parti del litorale, ma anche la loro piena balneabilità, in contrasto al fenomeno dell’erosione costiera.
A Cefalù invece promesse e passerelle, e intanto la spiaggia arretra inesorabilmente.
L’operazione, del tutto simile a quella cantierata nella vicina Capo d’Orlando, è stata sempre oggetto di animate discussioni, promesse e scambi: come il famoso porto galleggiante o ‘Porto Atollo’ di Fiume Carbone  – ovviamente mai realizzato – che prevedeva come opera compensativa il ripascimento dell’arenile cefaludese e altre ‘mirabolanti’ imprese.
Di questi imprenditori – sponsorizzati da una chiara sponda politica – non se ne seppe più nulla così come dei loro Dirham che sventolavano tronfi vantandosi di avere realizzato opere anche per gli Emiri.
I due ciarlatani che promettevano di fare a Cefalù un porto turistico galleggiante in quattro e quattr’otto, hanno fatto il pieno di tutte le località turistiche italiane e non solo. Tante promesse, tanti turisti d’alto bordo immaginari e nessuna posa della prima pietra – da Albenga a Montesilvano passando per Lamezia Terme. Solo fumo e parole al vento. Chi aprì la porte a costoro dovrebbe assumersene le responsabilità, così come un plauso andrebbe dato a chi ha saputo dare il giusto peso alle promesse di quei bellimbusti.Anche a Cefalù ‘basterebbe’ aggiungere nuova sabbia – compatibile con quella già presente – e la realizzazione e il posizionamento di berme atte a frenare la forza delle correnti marine ma senza impattare negativamente a livello paesaggistico, così appunto, come verrà realizzato a Capo d’Orlando.

Si spera che in quel di Palazzo d’Orleans e i relativi assessori che al momento vi alloggiano,  sappiano passare dalle parole ai fatti anche per Cefalù, così  come starebbero facendo nel comune orlandino. Forse per la Perla del Tirreno, sarà necessario l’intervento di uno Sceicco, dopo i tycoon de noantri con in tasca gli spicci che non avevano fatto in tempo a cambiare in areoporto.
Intanto nessuna novità da quel di Presidiana, il tempo scorre e il mese di luglio si avvicina sempre di più.



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