Aiuta le vittime del capolarato: pakistano ucciso a coltellate a Caltanissetta

8 June 2020

Ucciso in casa sua con a coltellate

I Carabinieri della Compagnia di Caltanissetta hanno fermato tre soggetti pakistani per l’omicidio commesso in danno di un loro connazionale nel quartiere “Strata Foglia”.
L’intervento dei militari ha permesso di individuare un’abitazione nei pressi del luogo in cui si era consumato il delitto, luogo in cui gli autori dell’omicidio avevano trovato rifugio, grazie anche alla collaborazione di un terzo extracomunitario.
I militari li hanno sorpresi all’ultimo piano di una palazzina di via Fornaia, mentre provavano a far perdere le loro tracce, ancora con i vestiti usati durante la consumazione del delitto addosso e con la presenza copiosa di sangue.
Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile di Caltanissetta, sono tutt’ora in corso per ricostruire al meglio la vicenda criminale. Avvertiti alle 23.15  (era la sera del 3 giugno) da alcuni cittadini di una rissa in via San Cataldo, quando i carabinieri di Caltanissetta sono arrivati, il giovane pakistano era riverso a terra, ormai privo di vita.
Grazie all’aiuto dei vicini, sia italiani che stranieri, i carabinieri sono riusciti a individuare la casa dove si erano nascosti gli autori dell’omicidio, tutti pakistani, trovati con gli abiti sporchi di sangue. Due di loro sono stati fermati per omicidio aggravato, mentre un terzo è stato arrestato per favoreggiamento

La svolta delle indagini condotte dai Carabinieri

Ucciso perché si sarebbe fatto portavoce di alcuni braccianti vittime di caporalato il pakistano di 32 anni, Siddique Adnan, assassinato a coltellate la sera del 3 giugno a Caltanissetta nel suo appartamento, in via San Cataldo.

E’ la pista più battuta dai carabinieri che nei giorni scorsi hanno fermato per il delitto quattro pakistani e un quinto per favoreggiamento.
Secondo le indagini, il pakistano avrebbe raccolto le lamentele di alcuni suoi connazionali che lavoravano nelle campagne e avrebbe accompagnato uno di loro a sporgere denuncia; prima dell’omicidio la vittima avrebbe subito minacce. Ieri è stata eseguita dal medico legale Cataldo Raffino l’autopsia sul cadavere.
Cinque i fendenti: due alle gambe, uno alla schiena, alla spalla e al costato. Quest’ultimo è risultato quello fatale. Trovata poche ore dopo il delitto, dai carabinieri anche l’arma utilizzata, un coltello di circa 30 centimetri.

Il gip Gigi Omar Modica ha interrogato ieri i quattro fermati per l’omicidio: Muhammad Shoaib, 27 anni, Alì Shujaat, 32 anni, Muhammed Bilal, 21 anni, e Imrad Muhammad Cheema, 40 anni e il connazionale Muhammad Mehdi, 48 anni, arrestato per favoreggiamento.

Restano in carcere i primi quattro, il quinto è stato rimesso in libertà con l’obbligo di firma. Secondo la ricostruzione dei carabinieri la vittima, che per lavoro si occupava di riparazione e manutenzione di macchine tessili, aveva presentato denuncia per minaccia nei confronti dei suoi carnefici.

Adesso sta prendendo piede l’ipotesi che gli aggressori operassero una mediazione, per procacciare manodopera nel settore agricolo, tra datori di lavoro e connazionali



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