Termini Imerese, Francesco Giunta era incandidabile: arriva la sentenza d’appello e la condanna al pagamento delle spese processuali

Termini Imerese, Francesco Giunta era incandidabile: arriva la sentenza d’appello e la condanna al pagamento delle spese processuali
10 luglio 2020

Francesco Giunta era incandidabile alla carica di sindaco del comune di Termini Imerese

Nel maggio 2017, la commissione elettorale circondariale ammetteva il candidato Francesco Giunta alla competizione per l’elezione del sindaco di Termini Imerese, nonostante quest’ultimo avesse riportato – a seguito di patteggiamento – una condanna a mesi sedici di reclusione per i reati di truffa e falso.

La corte d’appello smentisce il parere di Gaetano Armao

La commissione elettorale circondariale, invero, aderiva alla tesi prospetta – con apposito parere –  dall’avv. Gaetano Armao, attuale vice presidente della regione Sicilia e assessore  all’economia.
In particolare, con tale parere, Armao aveva sostenuto che, ai sensi della legge Severino, l’incandidabilità opererebbe solo per coloro che  abbiano riportato una condanna superiore a sei mesi per e ai quali  fosse stata contestata l’aggravante di cui  all’art. 61 n. 9 del codice penale  (ossia “avere commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio…”);  tale aggravante non sarebbe, di contro,  stata applicata – in sede di condanna – a Giunta.
Per effetto dell’ammissione del candidato Giunta alla competizione elettorale lo stesso partecipava al primo turno elettorale – tenutosi in data 11 giugno 2017 – concorrendo con altri 4 candidati Sindaco e segnatamente i candidati Vincenzo Fasone,  Armando Di Liberto, Pietro Sorce  e Giuseppe Maria Preti.
In esito al primo turno elettorale, il candidato Giunta e il candidato Fasone venivano ammessi al turno di Ballottaggio.  In esito al turno di ballottaggio, il candidato Giunta risultava essere il candidato più votato con 4.962 voti, conseguendo 116  voti in più rispetto al candidato Fasone al quale venivano assegnati n. 4.846 voti.
Vincenzo Fasone assieme a Salvatore Curreri, Francesco Piro e Michele Ciofalo, rappresentati dagli avvocati Rubino e Impiduglia, presentavano ricorso al tribunale di Termini Imerese affinché venisse dichiarata l’incandidabilità di Giunta.  Rubino e Impiduglia hanno sostenuto che Giunta – per effetto delle condanna a sedici mesi allo stesso inflitta per reati di truffa e falso – fosse incandidabile alla carica di sindaco e andasse, pertanto, dichiarato decaduto in applicazione della legge Severino. Nel marzo 2019 l’ex sindaco della città termale (Francesco Giunta ndr)  veniva raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito di un nuovo procedimento giudiziario e pochi giorni dopo rassegnava le dimissioni.
La corte d’appello di Palermo, con sentenza del 10 luglio 2020, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere – essendo ormai intervenute le dimissione dell’avv. Giunta -, ma ha allo stesso tempo rilevato che ,se non fossero sopravvenute le dimissioni e non fosse, di conseguenza, venuta meno la materia del contendere, avrebbe dovuto ritenersi sussistente l’ipotesi di incandidabilità di Giunta Francesco alla carica di Sindaco“.
In particolare, la corte  ha rilevato che la Legge Severino non si limita a prevedere l’incandidabilità dei soli soggetti condannati – a pena superiore ai sei mesi –   per i reati aggravati ex art 61 n. 9,  ma reca  una norma di chiusura comprendente tutti i reati che risultino, comunque, commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio.
La sentenza odierna, smentisce gli assunti contenuti nel sopracitato  parere dell’Avv. Gaetano Armao (che potete leggere qui), ritenendo che i numerosi reati di truffa e di falso commessi dal Giunta quale mandatario della Siae (e oggetto di una condanna a 16 mesi di reclusione), rientrino tra le cause di incandidabilità previste dalla  legge Severino.
La corte d’appello di Palermo ha, inoltre, condannato Giunta in solido con Licia Fulllone, Giuseppe Di Blasi e Rosa Lo Bianco-  ex assessori e consiglieri – al pagamento delle spese legali dei due gradi di giudizio liquidate in complessivi euro 6.000 oltre accessori.



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