Cefalù, Raddoppio ferroviario: i dettagli sui sospetti avvelenamenti da botulino

Cefalù, Raddoppio ferroviario: i dettagli sui sospetti avvelenamenti da botulino
4 ottobre 2020

Trentacinque finora gli operai con sintomi da avvelenamento

Alcuni di loro sono in prognosi riservata ben sette in terapia intensiva divisi fra il Giglio di Cefalù e il Cimino di Termini Imerese. Si registrano anche diverse dimissioni oltre alle prime nove di qualche giorno fa. Il numero dei soggetti intossicati dalle prime ore di mercoledì è continuato ad aumentare, tenendo tutta Cefalù, e non solo, col fiato sospeso. Inoltre, sembrerebbe che altri due operai abbiano fatto accesso ai pronto soccorso delle loro città di provenienza, rispettivamente Enna e Teramo, sempre per sintomi riconducibili a intossicazione alimentare. La Toto Costruzioni, società che ha l’appalto per la realizzazione del raddoppio ferroviario tra Cefalù e Castelbuono sulla dorsale Palermo-Messina ha subito mostrato vicinanza ai propri operai, mettendo a disposizione i propri medici che sono in costante contatto coi colleghi dei nosocomi in cui risultano ricoverati gli operai. La società teatina ha anche fatto sapere di aver firmato un contratto di fornitura con una “società di catering di primaria importanza sul territorio”, la quale avrebbe offerto garanzie sul rispetto delle norme HACCP, sulla preparazione, somministrazione e trasporto dei cibi.

Il tonno, i sospetti di cattiva conservazione e i Nas

Fin dai primi accessi al pronto soccorso dell’ospedale Giglio, i sospetti si sono concentrati su un unico alimento: il tonno, Gli operai pare abbiano mangiato un’insalata contenente fra le altre cose del tonno, quest’ultimo alimento pare non  si presentasse particolarmente fresco, anzi, “emanava un nauseabondo odore di rancido”. “Il cibo destinato agli operai non ha mai brillato in freschezza, anzi ha spesso lasciato a desiderare, – come dichiarato dalla moglie di un operaio coinvolto, che preferisce restare anonima – inoltre non veniva consegnato in cantiere con mezzi refrigerati ma a bordo di normali automobili”. Ad occuparsi della fornitura dei pasti per conto della Toto era la Kefa General Service, azienda cefaludese legata a una galassia di società che spaziano dalla ristorazione alle strutture ricettive passando per la gestione degli stabilimenti balneari. In base a quanto emerso durante un controllo congiunto portato avanti dai militari dei Nas e i tecnici dell’Asp, la cooperativa Kefa General, non aveva gran parte dei permessi e delle autorizzazioni, che invece avrebbe presentato, all’atto della firma dell’accordo, alla holding di costruzioni. Inoltre i carabinieri, a seguito dell’ispezione hanno disposto la chiusura delle cucine e sequestrato dei campioni di cibo da analizzare in laboratorio, per individuare la causa dell’avveleno di massa in corso.

I messaggi di vicinanza e i possibili risvolti giudiziari

Sui fatti, potrebbe essere aperto un fascicolo alla Procura territorialmente competente, quella di Termini Imerese. Intanto la Toto si è già dichiarata ‘parte lesa’ ed ha espresso ‘totale fiducia nella magistratura, affinché faccia luce su questa vicenda’. Dello stesso avviso anche le famiglie degli operai coinvolti, pretendono chiarezza e valutano di adire le vie legali. I sindaci di Campofelice di Roccella, Michela Taravella e di Cefalù, Rosario Lapunzina hanno entrambi espresso solidarietà, vicinanza e sgomento per l’accaduto. Il primo cittadino di Cefalù ha anche affermato che “l’amministrazione è a totale disposizione per dare sostegno agli operai e alle sue famiglie” e che queste saranno sostenute in “qualunque azione intenderanno intraprendere”.

Un quadro clinico preoccupante

Sono  sette gli operai in terapia intensiva – due sono stati trasferiti in T.I. durante la notte del venerdì – distribuiti fra i nosocomi di Cefalù e Termini Imerese, e la situazione è definita dai sanitari come “evolutiva” e quindi da tenere sotto stretta osservazione. Numerose anche le difficoltà per reperire l’antidoto, le prime quindici fiale sono arrivate all’ospedale dopo una triangolazione fra il Centro antiveleni di Pavia (Cav), la guardia costiera di Catania e la fondazione giglio. Per recapitarli è stato necessario l’intervento dell’elicottero del 118 coordinati dalla centrale operativa di Palermo. Altre fiale – riferiscono fonti sanitarie – sarebbero arrivate dalla riserva strategica ministeriale.

Cos’è il botulino 

Il botulino, nome scientifico  Clostridium botulinum, è un batterio, le cui tossine causano una severa intossicazione alimentare con possibile prognosi infausta: il botulismo. Esistono sette tipi di clostridio del botulino, distinti da sette diversi tipi di esotossine suddivisi in ordine alfabetico, i più diffusi sono di tipo A, B ed E. Quest’ultimo si trova generalmente nel pesce affumicato e nel tonno in scatola. Il botulismo, presenta un quadro clinico con dei sintomi sufficientemente chiari da condurre in breve tempo a una corretta diagnosi. La tossina attacca principalmente il sistema neurologico e neuromuscolare, i classici sintomi da botulismo sono: la paralisi flaccida discendente (parte dai muscoli del collo interessando poi in seguito i muscoli facciali, il controllo della deglutizione e i muscoli respiratori, fino a proseguire al resto del corpo), l’assenza di febbre, e il mantenimento dello stato di coscienza da parte del paziente. La terapia consiste nella somministrazione di lassativi e di un’antitossina specifica per i tipi A, B ed E (antidoto). Nei casi più gravi è previsto l’utilizzo di antibiotici.

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