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LeAli alla Sicilia: ci vuole giustizia

LeAli alla Sicilia: ci vuole giustizia
7 ottobre 2012

“Due casi del tutto diversi, eppure convergenti nel dimostrare a quale disastro civile porta il non avere una giustizia tempestiva – lo avverte LeAli alla Sicilia-. Il primo è più grave e s’incarna nelle parole di Marco Venturi, assessore tardivamente dimissionario, secondo il quale Raffaele Lombardo ha lavorato al servizio della mafia. Quel che dice oggi, sostiene, è già presente in esposti alla procura della Repubblica. Ebbene, non è ragionevole che la vita democratica vada avanti facendo di una tale denuncia oggetto di dibattito elettorale, anziché penale”.
“Leggiamo anche che, secondo alcuni, le parole di Venturi agevolerebbero la campagna elettorale del Partito democratico. Può darsi che qualche cosa ci sfugga, giacché siamo dei dilettanti, ma quello è il partito che ha consentito a Lombardo di restare al suo posto e, quindi, secondo tale tesi, di continuare a favorire la mafia. In che senso ne sarebbe agevolato? Né ci pare che si agevoli il Pdl, dato che lì ci sono quelli che portarono Lombardo alla presidenza, nonché un candidato presidente, Nello Musumeci, che è giunto a quel posto grazie all’indicazione di Gianfranco Micciché, oggi capofila delle truppe familiari lombardiane”.
“Il secondo caso è meno grave, ma rivelatore, specie per noi dilettanti. C’è capitato di far pubblicamente notare l’incongruenza temporale e l’assai improbabile regolarità di un listino, da cui un candidato sostiene d’essere stato escluso all’ultimo minuto. Ci hanno risposto, ma sono scivolati sulle loro parole, perché dimostrano esattamente quel che sosteniamo: nessuno poteva raccogliere successivamente le firme necessarie. I più saggi, infatti, non ci rispondono. Ma il problema è diverso: come mai, in una campagna elettorale piuttosto velenosa, nessuno dei due principali avversari usa tale argomento per colpire la propaganda della destra, per giunta puntata sull’onestà? Abbiamo la triste impressione che siano tutti nella stessa condizione, pertanto indotti a tacere. E siccome la questione non è privata, siccome è stata sollevata pubblicamente, siccome abbiamo già chiesto indagini sulle spese elettorali, indicando i punti da accertare, ci chiediamo cosa si aspetti ad avviare scrupolosi e necessari accertamenti. Del resto facili, visto che si tratta di controllare le carte”.



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