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Grillo fa sua Piazza Duomo e a Sgarbi non resta che guardare

Grillo fa sua Piazza Duomo e a Sgarbi non resta che guardare
22 ottobre 2012

Una piazza Duomo gremita ha accolto l’arrivo del leader di M5S a Cefalù, tappa cruciale in vista dell’appuntamento elettorale di domenica prossima, regalando un altro bagno di folla al comico genovese. Dritto al punto.  “Siamo il secondo partito italiano ed il primo in Sicilia – tuona Beppe Grillo – è il segnale che qualcosa sta cambiando, anzi è cambiato.” E’ ovvio che nell’ultimo anno il movimento cinque stelle ha fatto passi da gigante grazie all’impegno profuso dai militanti e non solo. Complici il  diffuso malcontento, che la compagine di Grillo sta cavalcando, e gli assist serviti loro dalla ‘politica convenzionale’.

D’altronde è impossibile non riconoscere nel progetto di Beppe Grillo una natura rivoluzionaria ed avanguardista. La battaglia per l’utilizzo di energie alternative e rinnovabili, auto ad impatto zero,  la democrazia partecipata di cui il web si fa volano,  una nuova concezione dell’agricoltura e dei consumi.  Tutto questo però non basta. Probabilmente per espugnare l’ARS serve qualcos’altro.

I risultati ottenuti fino ad oggi sono diretta emanazione del carisma del leader, personaggio poliedrico, abilissimo nell’arringare la folla e che riesce  a trattare tematiche impegnative che vanno dal Fondo Monetario Internazionale alle politiche ambientali mischiandole sapientemente a ricche dosi di ironia.  I candidati paiono delle copie sbiadite dell’originale. Non stupiscono, non convincono. Il M5S corre il rischio di creare false aspettative negli elettori, e deluderli.

Terminato l’incontro coi grillini, sul palchetto di piazza Duomo è stata la volta del critico d’arte più discusso d’Italia – Vittorio Sgarbi – introdotto dallo stesso Grillo.

La piazza, fino a qualche minuto prima colma di gente, si è quasi di colpo svuotata, lasciando l’ex candidato primo cittadino di Cefalù  quasi da solo ad imprecare contro Beppe Grillo, reo di aver definito Cefalù un “paesino”.

Peraltro  il comico  – quello di Genova –  pare avesse usato tale vocabolo per enfatizzare l’amenità del borgo normanno, non per svilirlo.

Ancora una volta vittima delle sue invettive il solito “pizzaiolo”  e  lo Stato “mafioso” .

Davide Bellavia



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