La piaga verminosa degli enti locali.

La piaga verminosa degli enti locali.
10 novembre 2012

Spesso, se non si risale alle cause vere dei problemi, si rischia di non risolverli e persino di aggravarli. L’adagio popolare recita, con indiscutibile buon senso, che il medico pietoso rende la piaga verminosa. La stessa cosa accade con gli enti locali, che ormai sono oltremodo indebitati, per cui rappresentano una piaga verminosa del sistema economico italiano. E’ preoccupante che, desiderando la guarigione, non si pensa a colpire la causa dell’infezione e della relativa piaga. Ci si comporta come se, privi di buon senso, non abbiamo imparato nulla dall’esperienza, dal confronto con altre realtà (inglese soprattutto) e dalle lezioni degli stessi Cavour, Minghetti ed Einaudi, per citarne alcuni.

Quando ci si convince della necessità di dare più potere alle autonomie locali in nome della democrazia, si appronta un federalismo raffazzonato e in qualche caso demente, specie laddove prevede la continuazione dei “trasferimenti” ai singoli comuni e la disponibilità della lattifera mammella di mamma Stato. Il risultato non poteva che essere quello che abbiamo sotto i nostri occhi: la mammella senza latte; i neonati sindaci che guaiscono per la fame; i presidenti delle province trasformati in sindacalisti, che minacciano di spegnere i riscaldamenti nelle scuole; i cittadini che pagano e soffrono per colpa dei medici pietosi del passato.

Perché, quando lo si poteva fare, non si sono responsabilizzati gli enti locali, seguendo l’insegnamento della “Teoria della scelta pubblica” di James Buchanan? Ci saremmo evitati gli attuali tagli, le conseguenti lacrime e la vista di giovani disperati per il loro incerto futuro.

Comunque sia, questo Governo Monti, tanto vituperato ingiustamente (secondo noi), sta cercando di rimettere ordine nei disastrosi conti. Agisce con il bastone del controllo centralizzato e con la carota della dilazione del tempo di rientro dei debiti. Non è il massimo, ma almeno renderà responsabili gli amministratori locali di fronte alla mamma Stato, visto che, grazie ai trasferimenti, non lo sono stati di fronte ai loro elettori. Anzi, hanno speso per guadagnare clientele per sé e per i loro referenti politici nazionali, che li ricambiavano con l’offerta della mammella di mamma Stato.

Il massimo sarebbe che il buon senso di questi amministratori fosse imposto da una mutata mentalità dei cittadini, ma questo implicherebbe troppo tempo e un impegno culturale lungo e faticoso, per cui dobbiamo accontentarci, nella speranza che non rispuntino un finto liberale come Berlusconi, un demagogo come Grillo o Di Pietro, o un confuso Bersani a rovinare la strada intrapresa. Se, infatti, essa sarà percorsa fino al risanamento, allora potremo cominciare a ricostruire la giusta e indispensabile mentalità per una democrazia accettabile e dignitosa. Per adesso dobbiamo limitarci a essere vigili e a ostacolare con tutte le nostre forze qualunque tentativo di restaurazione.



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