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Acqua Geraci, acqua pubblica: “pretesto del comune per bloccare l’azienda”

Acqua Geraci, acqua pubblica: “pretesto del comune per bloccare l’azienda”
21 marzo 2014

Il Comune di Geraci Siculo si opporrà alle istanze dell’Acqua Geraci volte adgiovani
ottenere la concessione di altre sorgenti di acqua minerale nel territorio
geracese, dopo che il Sindaco Bartolo Vienna ha accompagnato l’imprenditore
Antonio Mangia dall’ex Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, per fargli
concedere sorgenti di acqua minerale nella stessa zona e destinarle alle
medesime attività della nostra azienda. La visita del Sindaco e di Mangia al
Presidente Lombardo è stata rivelata dal consigliere Antonio Spallina durante
il consiglio comunale che ha discusso la richiesta di proroga della concessione
dell’Acqua Geraci. “Queste rivelazioni – afferma l’amministratore dell’Acqua
Geraci, Giuseppe Spallina – confermano che il Comune ci discrimina e  danneggia
ingiustamente. Né può sottacersi che il Comune lamenta un’inesistente carenza
di acqua anche se durante diversi sopralluoghi effettuati dalle autorità
competenti è stato accertato che al serbatoio comunale dalla sorgente Calabrò
venivano addotti 18 litri al secondo a fronte di un fabbisogno previsto dal
piano Regionale degli Acquedotti di 6, 9 litri al secondo/s.”. Il Consiglio
Comunale ha approvato all’unanimità un atto di indirizzo che invita il Sindaco
e l’Amministrazione a non opporsi alla proroga della concessione attuale, ma
solo all’ampliamento dell’area e all’uso di altre sorgenti da parte
dell’azienda.  L’approvazione unanime di tale atto è derivata dall’esplicito
dissenso della minoranza verso qualsiasi altra determinazione più ostile alla
nostra società.  Nell’opposizione del Comune si premette erroneamente che la
nostra concessione avrebbe per oggetto due sorgenti anziché un’area e non può
essere ampliata e potenziata senza pregiudicare l’approvvigionamento idrico e
l’economia della città e gli usi civici a favore dei pastori. Inoltre la
sorgente Calabrò, nonostante la sua notevole portata, potrebbe soltanto
integrare l’acqua proveniente dalla montagna a causa della vetustà e dei costi
di pompaggio e manutenzione degli impianti. Il Comune afferma altresì che
l’Acqua Geraci si sarebbe rifiutata di realizzare le terme e di accettare le
proposte di accordo per perseguire il profitto dei soci. Infine si critica
l’azienda perché ha subordinato gli investimenti indicati nell’istanza di
proroga alla garanzia che non vengano rilasciate altre concessioni contigue o
vicine. E’ noto, infatti, che l’istanza del permesso di ricercare acque
minerali in un terreno confinante, presentata da una società controllata da
Antonio Mangia e dal Gruppo Giaconia, ha avuto molti pareri favorevoli in poco
tempo, mentre le pratiche dell’Acqua Geraci sono in itinere da un ventennio.
“L’opposizione del Comune è totalmente infondata  – prosegue Giuseppe Spallina
– perché l’Acqua Geraci può ottenere l’ampliamento della sua concessione e
altre sorgenti in quanto l’interesse alla coltivazione della miniera non è
recessivo rispetto agli usi civici ed è stato il Comune a rinunciare alle terme
che voleva realizzare l’Acqua Geraci per conseguire finanziamenti pubblici e
associarsi ad altri imprenditori (tant’è vero che rivendica a torto la
proprietà dell’area su cui doveva eseguirsi il progetto delle nostre terme per
destinarlo al pascolo). Né è vero che abbiamo rifiutato trattative per un
accordo con il Comune,  ma abbiamo respinto la pretesa di farci sottoscrivere
contratti capestro. Allo stesso tempo nessuno può scandalizzarsi dei profitti
dei nostri soci e plaudire a quelli che si prefiggono Mangia e il Gruppo
Giaconia. Nè può negarsi   –aggiunge ancora Spallina  – che l’aspirante
concessionario ha il diritto di trattare le condizioni della concessione e
chiedere che il concedente scelga tra la sua e altre istanze secondo diritto e
giustizia, evitando di creare miniere contigue o vicine che pregiudicherebbero
la possibilità della loro conveniente gestione economica. La chiara
enunciazione della volontà contrattuale è peraltro doverosa e necessaria
specialmente per gli imprenditori che pagano ingenti oneri fiscali e sociali
anche se alcuni non danno molta importanza a questa circostanza. Inoltre
l’Acqua Geraci ribadisce che non ha senso soffocare la crescita di un’azienda
per vent’anni, negandole la materia prima corrispondente al suo fabbisogno, per
poi consentire ad un concorrente di cercare lo stesso minerale a pochi metri di
distanza in una Regione che ha concesso portate estremamente superiori a tutti
i concorrenti.  Ovviamente in caso di rigetto delle sue istanze, l’Acqua Geraci
chiederà il risarcimento di tutti i danni subiti senza rinunciare alle azioni
già intraprese a tal fine”.



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