Immigrazione, lascerà a breve l’ospedale il giovane scampato al naufragio del 19 luglio

Immigrazione, lascerà a breve l’ospedale il giovane scampato al naufragio del 19 luglio
26 agosto 2014

Sta bene e sarà dimesso nei prossimi giorni, Mohamed (nome di fantasia, ndr), il ragazzo immigrato di 22 anni che lo scorso 19 luglio si trovava nella stiva del barcone in avaria al largo di Lampedusa. Mohamed aveva lasciato il Mali, suo Paese d’origine la scorsa primavera, poi un lungo viaggio che lo ha portato fino in Libia. Da qui è iniziato il suo viaggio della speranza verso le coste italiane prima e che – nei suoi piani – avrebbe dovuto concludersi in Francia.  Un sogno che è diventato un incubo. Il barcone che doveva portarli in Italia si è ben presto trasformato in una  trappola mortale per altri 29 migranti e lui stesso ha rischiato di perdere la vita. I suoi giovani polmoni hanno, infatti, rischiato di cedere a causa dell’inalazione di monossido di carbonio e di altri fumi tossici che si trovavano nella stiva di quel barcone.

A salvargli la vita un circuito di solidarietà e di sinergia ormai ben collaudato  fra le strutture ospedaliere siciliane e l’alta professionalità di medici ed operatori sanitari che operano in Sicilia. Le condizioni di salute di Mohamed sono apparse estremamente gravi fin dal suo ricovero presso la 2° Rianimazione dell’Ospedale Civico di Palermo. Considerato l’aggravamento della sua funzione polmonare, i medici rianimatori del Civico si sono resi conto che la ventilazione meccanica come terapia standard non sarebbe più stata sufficiente ed anzi poteva rivelarsi dannosa. Hanno, quindi, richiesto l’intervento di un’équipe dell’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT) per eseguire in loco,  l’ impianto dell’ ECMO, ovvero per sottoporre Mohamed a respirazione con un polmone artificiale grazie ad un sistema di circolazione extra-corporea. L’ECMO è, ad oggi, considerata l’opzione terapeutica più all’avanguardia nel caso di gravissime insufficienze respiratorie. Consente, infatti, di mettere a riposo il polmone malato favorendo la ripresa dell’organo senza causare i danni che possono essere provocati dalla ventilazione meccanica. Dopo l’impianto, il giovane migrante è stato trasferito in ISMETT dove ha trascorso alcune settimane presso la Terapia Intensiva del Centro trapianti palermitano.

“L’ ISMETT fa parte della rete Respira, un network nazionale di 16 terapie intensive, promosso nel 2009 dal Ministero della Salute  per fronteggiare la pandemia da virus A tipo H1N1 – sottolinea Antonio Arcadipane, Direttore del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione di ISMETT e responsabile per la Sicilia della rete Respira –  L’Istituto Mediterraneo è uno dei pochi centri attivi nel Meridione ed è la struttura che in Italia ha eseguito più trasporti in elicottero di pazienti sottoposti ad ECMO.  Dal 1 gennaio 2014 sono stati eseguiti 21 trattamenti  in totale, dei quali 13 hanno richiesto il trasporto in ECMO possibile grazie alla dotazione  di mezzi di cui si è fornito il servizio di elisoccorso del 118 e in 3 dei suddetti casi la trasferta è stata interregionale”.

Per consentire una ripresa completa, non appena le condizioni di Mohamed sono state considerate buone, il giovane paziente è stato trasferito presso il Centro di Riabilitazione del San Raffaele Giglio di Cefalù, diretto da Giuseppe Galardi. La riabilitazione ha consentito al paziente di recuperare le funzioni respiratorie, mobilità e autonomia per lo svolgimento della vita quotidiana. “Stiamo, comunque – sottolinea Galardi – ancora svolgendo le indagini cliniche e strumentali per valutare eventuali conseguenze di tipo cognitivo che possono insorgere nei casi di intossicazione da monossido di carbonio. Riteniamo – conclude Galardi, che con i colleghi Giorgio Marino e Silvio D’Anna, ha seguito le fasi di riabilitazione – di dimetterlo quanto prima”. Intanto anche al “Giglio” di Cefalù è gara di solidarietà, in corsia, per fornire al giovane paziente indumenti e quanto necessario prima delle dimissioni.  “Massima apertura, in linea con i principi istitutivi della Fondazione – evidenzia il direttore generale Vittorio Virgilio – all’assistenza e alla solidarietà agli immigrati”.



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