I tagli penalizzano anche i più piccoli?
Cefalù: “i nostri figli esclusi dalla scuola”. Lettera di una mamma alle istituzioni

20 settembre 2014

scinfanziaRiceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di una mamma cefaludese delusa dalle istituzioni.

La scuola è un diritto per i bambini italiani oppure no? L’Italia è un paese di belle intenzioni e buoni propositi che però spesso non trovano riscontro pratico. Il 17 settembre 2014 sono state diverse le autorità che hanno pronunciato parole sagge, vere e incoraggianti sull’importanza della scuola di ogni ordine e grado.  La scuola è un diritto tutelato, garantito, in ogni città e paese della nostra bella Italia. Non è così o almeno non lo è ovunque. Sono una mamma che vive a Cefalù da oltre un anno. Non sono una mamma lavoratrice, ahimè, ma sono una mamma che deve accudire i suoi bambini completamente da sola. Avendo il mio bambino l’età prevista dalla legge per accedere alla Scuola dell’Infanzia Pubblica, ho provveduto come altri genitori ad inoltrare la richiesta d’iscrizione presso l’Istituto Comprensivo “N.Botta” secondo i tempi previsti da regolamento. Purtroppo, però, Mario (nome di fantasia ndr) , come altri 29 bambini sui 119 che ne hanno fatto richiesta e che  ne hanno i requisiti, non avrà la possibilità di frequentare la Scuola Materna Statale, perché i “posti disponibili” sono 90! E da questi numeri sono esclusi i piccoli che hanno compiuto 2 anni e mezzo che pure avrebbero diritto a frequentare la Scuola Materna. Quando insieme a tante altre mamme abbiamo avuto notizia della graduatoria pubblicata lo scorso mese di luglio, lo sconforto è stato generale. I nostri bambini sono stati ESCLUSI dall’inserimento nella Scuola Pubblica perché “…le aule ci sarebbero pure, ma non ci sono i soldi per pagare gli insegnanti..” è la risposta che  mi è stata data.
Ora, pur consapevole delle risposte che riceverò (se le riceverò!) con le quali mi verrà ribadito che l’inserimento dei bambini nella Scuola dell’Infanzia è, per legge, subordinato alla disponibilità di posti, locali idonei e di personale in quanto non scuola dell’obbligo, voglio comunque sollevare l’attenzione su quella che è certamente la privazione di un diritto dei nostri bambini.
Vi chiedo: è giusto che, in una pur necessaria ottica di “tagli e risparmi alla spesa pubblica”, debba e possa rientrare anche il diritto dei bambini di iniziare il proprio percorso di istruzione e formazione dalla Scuola dell’Infanzia, così come riconosciuto dall’Italia sin da tempi ormai remoti e dall’Europa? Possono i dirigenti scolastici, un sindaco, un Ministro all’Istruzione Pubblica, restare inermi davanti alla negazione di questo diritto fondamentale dei bambini? Nello specifico, a Cefalù, è stato fatto tutto quanto è nelle possibilità dei dirigenti scolastici, del Sindaco, del Provveditorato, per ottenere un aumento del personale docente necessario ad aprire una o più nuove sezioni di Scuola dell’Infanzia? Oppure è stato anche solo marginalmente tentato un confronto come prevede la circolare ministeriale num. 110 del 29 dicembre 011….“ l’Amministrazione scolastica deve garantire in ogni caso, soprattutto per gli alunni soggetti all’obbligo di istruzione, la fruizione del diritto allo studio attraverso ogni utile forma di razionalizzazione e di indirizzo a livello territoriale.
E’, pertanto, evidente che un’aperta ed efficace collaborazione tra le scuole e gli Enti locali consente di individuare in anticipo le condizioni per l’accoglimento delle domande, pur con le variazioni che di anno in anno si rendono necessarie..” La Scuola dell’Infanzia, come primo segmento del percorso di istruzione, concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle opportunità educative. Nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, la scuola dell’infanzia contribuisce alla formazione integrale dei bambini e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza la continuità educativa con la scuola primaria (art. 2 legge n. 53 del 28 marzo 2003). Non sono queste sterili parole, semplici pensieri e retoriche domande di una mamma, ma sintesi di un problema, che esiste a Cefalu’ come in altre città italiane. I nostri bambini, bisognosi come tutti gli altri di socializzare con i loro pari, di apprendere, di imparare le regole della convivenza, non avranno la possibilità di avere tutto questo. I nostri figli si vedono negato il loro sacrosanto diritto a tutto questo, quando, invece, frequentare la scuola sin dall’inizio del percorso formativo, dovrebbe essere un diritto a garanzia della crescita sana dei bambini, che saranno i cittadini di domani.
O almeno lo è in un Paese civile.L’appello di una mamma per il suo bambino e per altri bambini nella speranza di avere risposte vere e concrete affinchè questo problema rimanga solo un episodio e non sia invece l’ennesimo disservizio per cittadini grandi e piccini del nostro bel paese.

 



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