Conferenza sull’Osterio Magno

Conferenza sull’Osterio Magno
27 marzo 2019

Per il ciclo “Conferenze di Marzo” dell’Archeoclub d’Italia sede di Cefalù, sabato 30 Marzo 2019, alle 17.30, nella sala delle Capriate del Palazzo di Città, in piazza Duomo a Cefalù, avrà luogo il secondo appuntamento con l’archeologia, previsto in programma. Il professor Amedeo Tullio, dell’Università degli Studi di Palermo, presenterà “Archeologia a Cefalù – Storia e storie dalle indagini archeologiche nell’area dell’Osterio Magno”. Il tema riveste una particolare importanza nell’ambito del progetto “Cefalù – Itinerario Archeologico Cittadino” a cura dell’Archeoclub d’Italia sede di Cefalù, finalizzato alla promozione della conoscenza della “Cefalù archeologica”.
L’archeologo Amedeo Tullio, responsabile scientifico del progetto, da oltre quarant’anni si occupa, con i suoi studi e con le sue ricerche sul campo, della città antica che affonda le sue radici in tempi che vanno ben oltre la “rifondazione” di Ruggero II.
Le indagini archeologiche nell’area dell’Osterio Magno di Cefalù sono state effettuate dal prof. Tullio alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, con risultati utili alla conoscenza della storia edilizia dell’edificio e con la scoperta di strutture abitative di età ellenistica. In quest’area, è interessante da segnalare il rinvenimento di un grande pithos contenente al proprio interno circa sessanta monete di bronzo con la rappresentazione di Pegaso alato al diritto e della palmetta dattilifera al rovescio. In quegli anni, l’importante edificio storico del XII-XIV secolo – riconducibile alla tipologia architettonica definita dagli storici “chiaramontana” – fu oggetto di una profonda opera di restauro, finanziata dall’Assessorato alla Presidenza della Regione Siciliana e condotta sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ai BB.CC. e AA. di Palermo. Dopo un periodo di “fruizione” e di “utilizzo” per finalità culturali, l’edificio è stato chiuso per lavori di manutenzione (?) e di adeguamenti (?), e ad oggi se ne attende la riapertura alla pubblica fruizione. Una serie di prove, lette realisticamente – come scrive il prof. Tullio – hanno offerto un quadro più concreto dell’immagine di questa nobile Città nel Medioevo, meno esotico, se si vuole, ma non certo meno importante e qualificato del ruolo che ebbe Cefalù in età ruggeriana, giusta erede dei fasti dell’antico centro ellenistico.



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