Cefalù, Ospedale Giglio: Rosario Lapunzina difende la città senza paura né riserve.

Cefalù, Ospedale Giglio: Rosario Lapunzina difende la città senza paura né riserve.
29 marzo 2020

Adesso è davvero il sindaco di tutti

Se è nei momenti difficili che viene fuori il valore delle persone, Rosario Lapunzina sindaco di Cefalù dal 2012, adesso sta dimostrando davvero quanto vale. Se dapprima, sullo strano caso della paziente palermitana, poteva esser sembrato ai più critici fin troppo cauto se non imbelle, ha dimostrato che la sua era solo prudenza sfoderando tutta la grinta e la determinazione necessarie per scongiurare una – piccola o grande – catastrofe, sul suo territorio.

 

 

Il Giglio non deve diventare ospedale Covid

I numeri parlano chiaro, che un ospedale privato accreditato diventi struttura covid, allo stato, non è assolutamente necessario e molto probabilmente non lo sarà mai.
Con una missiva dura e per certi versi caustica, il sindaco della perla del Tirreno ha fatto sapere, in primis al Dr Albano ma anche all’Assessore Razza, fino al Ministro Speranza qual era il suo punto di vista, senza lasciare spazio a dubbi o interpretazioni.

Non c’è stato bisogno degli show cui si sono lasciati andare altri suoi colleghi, in primis il sindaco del capoluogo peloritano. Lapunzina ha di fatto segnato il “limes“, il confine, una chiara e univoca linea di demarcazione fra gli interessi privati e quelli collettivi. Fra un luogo a contagiati quasi zero e un’area in cui, purtroppo, sono molto più elevati.

Una follia ingiusta ed ingiustificata, cui non ha voluto prestarsi. Se dobbiamo pensare al futuro, prima di tutto, dobbiamo pensare al presente, e questa scelta assurda – di cui ancora purtroppo non conosciamo l’esito – potrebbe compromettere il futuro della cittadina tirrenica, diventando un focolaio e – paradossalmente – non potendo più garantire cure ai suoi abitanti, soprattutto non covid.
Infatti chi, sano di mente, andrebbe all’ospedale di Cefalù per un malessere (dall’appendicite all’infarto) sapendo che potrebbe “rimediare” anche una bella infezione da coronavirus?

L’ombra del denaro sulla scelta del nosocomio cefaludese

Impossibile non pensare ai grandi flussi di denaro che potrebbero essere introitati dalla fondazione per ogni posto letto ‘covid’ con buona pace per il Dr Albano e la sua smentita. Ovvio che, allo stato attuale, affermare che la fondazione prenderebbe mille o diecimila euro a paziente al giorno è una sciocchezza destituita da ogni fondamento. Ovvio che sia così dato che all’atto della stesura dell’ultimo Tariffario il covid-19 non esisteva. Ma, probabilmente, ci sarà tempo per tutto a emergenza finita, anche per pattuire il dovuto.

 

Sperando in aggiornamenti tempestivi da chi di dovere, alleghiamo di seguito la missiva del primo cittadino.

Oggetto: Allestimento di reparti COVID 19 presso l’ospedale Giglio di Cefalù – Richiesta urgente di chiarimenti.

Illustre Presidente,

all’inizio di questa settimana, mi ha notiziato, per le vie brevi, della scelta, che sarebbe stata assunta dalle Autorità regionali, di destinare l’Ospedale di Cefalù all’emergenza COVID 19.

Oltre a questa assai informale comunicazione, non ho evidenza di atti posti in essere da parte delle predette Autorità, né mi risulta che il Cda della Fondazione, di cui questo Ente è Socio Fondatore, sia stato investito di una decisione che ritengo di rilevanza primaria.

L’unico elemento pubblico di cui vi è notizia è un comunicato stampa, da Ella diramato il 24 c.m., con cui dando per certo l’impiego dell’Ospedale a fronte dell’emergenza COVID 19, dichiara che il nosocomio manterrà comunque “… le sue attività, e tra queste le attività oncologiche, neurologiche con il centro sclerosi multipla, cardiologiche (il Giglio è hub nella rete dell’infarto), l’ostetricia, le prestazioni ambulatoriali in urgenza e non differibili e anche il centro prelievi”; ma precisando, al contempo, che “ il reparto Covid avrà dei percorsi totalmente distinti e separati dagli altri reparti per garantire la sicurezza di pazienti e del personale sanitario”.

Non posso che apprezzare, il “grande sforzo organizzativo per mantenere aperte tutte le attività sanitarie, a oggi presenti nel nostro Istituto, in modo da garantire continuità assistenziale, ma Le confesso che avrei di gran lunga preferito, e ritengo sarebbe stato legittimo attendersi, che il nostro Ospedale, anche in ragione della sua natura giuridica, rimanesse al di fuori dell’emergenza epidemiologica in atto.

Una tale scelta, oltretutto, sarebbe stata in linea con quanto disposto dal Ministero della Salute con la Circolare prot.n. 2627 del 01.03.20200 ove, tra l’altro, si dispone che “l’utilizzo delle strutture private accreditate dovrà essere valutato prioritariamente per ridurre la pressione sulle strutture pubbliche mediante trasferimento e presa in carico di pazienti non affetti da COVID-19”.

Voglio comunque chiarire che la Città che mi onoro di rappresentare pretende di avere piena garanzia, attraverso l’evidenza delle scelte progettuali e tecniche da porre in essere, che non vi può essere il sia pur minimo rischio di interferenza tra i reparti che proseguiranno la loro attività e quello destinato agli ammalati di COVID 19.

Mi preoccupano non poco, e trovo piena condivisione da parte del personale sanitario che opera nel nosocomio, le indiscrezioni sull’utilizzo di parti della struttura, alcune situate al primo, altre al terzo piano; e non mi è chiaro, per la conoscenza che ho dell’immobile, come possano realizzarsi quei “percorsi totalmente distinti e separati dagli altri reparti” che sono stati assicurati attraverso il comunicato.

Per essere più esplicito, poiché l’ospedale di Cefalù non è costituito in padiglioni separati tra loro ( come ad esempio il Policlinico di Palermo), ma è composto di un blocco unico con scale, ascensori e servizi in comune, non comprendo come possa essere assicurata la separazione dei piani primo e terzo (aree da destinare a pazienti COVID 19), dal secondo piano, nel quale sono presenti il reparto di emodinamica e il punto nascite, e il quarto piano, presso il quale ha sede il reparto di oncologia. Mi sembra, pertanto, del tutto irrealistico pensare di poter arrivare ad una netta separazione tra aree COVID 19 e aree NON COVID 19. La conseguenza che ne deriva è l’elevata pericolosità per l’intera comunità della scelta di allocare aree COVID 19 all’interno del nosocomio cefaludese.

Non rassicurano di certo le notizie che provengono da altri nosocomi che stanno fronteggiando il picco e dove si sono registrati casi di contagio tra i sanitari e anche tra i pazienti di altri reparti, tanto da essere diventati gli ospedali stessi i maggiori focolai di contagio. Una tale nefasta dinamica è ampiamente chiarita dalla letteratura scientifica, potendosi citare ad esempio il New England Journal of Medicine, la più prestigiosa e antica rivista medica al mondo, che, intervistando i medici dell’Ospedale di Bergamo direttamente impegnati nella lotta all’epidemia (https://catalyst.nejm.org/doi/full/10.1056/CAT.20.0080), conclude che la policy di aprire reparti COVID 19 all’interno di strutture ospedaliere non dedicate al trattamento del virus pandemico non fa né un favore alla comunità, né ai pazienti, né agli operatori.

Secondo il citato studio, infatti, creare singoli reparti COVID- 19 all’interno di ospedali non COVID 19 è il più grande errore che si possa fare perché rende praticamente impossibile compartimentare i servizi e, quindi, contenere la diffusione. Il reparto COVID 19 diventa la testa di ponte che infetta il resto del presidio.

Sempre secondo il citato studio, quando l’ospedalizzazione non può essere evitata, occorre concertare i pazienti COVID19 in strutture dedicate. Questo consente di minimizzare l’esposizione degli operatori sanitari perché solo un gruppo ristretto di professionisti che può essere altamente formato entra in contatto ripetuto con il virus. Inoltre consente di razionalizzare l’uso di DPI adeguati, che altrimenti sono dispersi in tanti utilizzatori diversi. La speranza di confinare l’infezione in un reparto all’interno di ospedali non COVID19 per mesi è semplicemente irrealistica.

Un siffatto rischio, in un ospedale come quello di Cefalù, situato in unico plesso, non comprendo come sia umanamente possibile evitarlo.

Per questo, Presidente, vogliamo vedere le carte: pretendiamo di conoscere in anticipo come si intende realizzare la assoluta separazione degli ambienti, dall’ingresso, alle scale agli ascensori, etc.

Agli altri Organi in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, chiedo un’ attenta valutazione, con piena assunzione di responsabilità, di quanto con la presente rappresentato, e di considerare che, per quelle che sono le situazioni strutturali e logistiche del Giglio, lo stesso non pare per nulla idoneo al fine che si prospetta, conseguendone il rischio che lo stesso possa divenire focolaio di espansione della epidemia tra il personale sanitario, i degenti degli altri reparti e, in tal modo, tra l’intera popolazione insediata.

Cefalù ha sempre dimostrato di essere una città solidale ma la solidarietà può essere possibile solo se, prioritariamente, vi è la sicurezza a tutela della salute di tutti.

 



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